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63° Festival del Film Locarno: Continuità nell’alternanza

  • Data di pubblicazione 24 settembre 2010
  • Autore Roberto Bechis
  • Categoria Archivio Storico - Attualità

Con piacere anche quest’anno sono riuscito a tornare alcuni giorni a Locarno per il Festival del Film. Piacere dato dalla serenità della manifestazione che coinvolge l’intera cittadina e dall’ottima organizzazione e gentilezza (fattori spesso in antitesi, chissà perché) che pervadono tutto l’evento. Per comprendere l’atmosfera della rassegna, è sufficiente citare l’esempio della proiezione del bel film Mandoo: durante il dibattito con il regista curdo Ebrahim Saeedi, seguito al film, la moglie del regista girava tra gli spettatori con un vassoio di pasticcini tipici curdi. E ciò nonostante il fatto che il film abbia trattato, con semplicità e sintesi da film-documentario, un tema duro ed emotivamente forte: le vicissitudini di una famiglia curda che cerca di tornare in Iran dall’Iraq del dopo Saddam, famiglia circondata da violenze continue nonostante la forte voglia di normalità. La 63a edizione è stata la prima che porta la firma del nuovo Direttore Artistico, il francese Olivier Père; ottimo l’esordio, ma è evidente come nel susseguirsi delle ultime direzioni (tutte eccellenti) la manifestazione abbia ormai raggiunto una qualità di programmazione ed evoluzione quasi autonoma dai responsabili stessi. Ciò è dovuto principalmente al consolidarsi della struttura e al forte coinvolgimento di volontari e pubblico, in gran parte giovani. L’affluenza è stata anche quest’anno ottima, nonostante il maltempo: circa 150.000 spettatori, di cui oltre 50.000 nelle proiezioni all’aperto della splendida Piazza Grande, cuore e vetrina della kermesse. Come sempre, dunque, il Festival di Locarno è principalmente il “luogo” dove cogliere occasioni di proiezioni ed incontri con gli autori in un ambiente rilassato e di normale umanità. Così è stato anche per l’interessante incontro con il pubblico del regista Francesco Rosi, che ha preceduto la cerimonia della consegna del Pardo 2010 alla carriera e la proiezione della versione restaurata di Uomini contro. Dialogando con i presenti in un’atmosfera semplice e serena, il regista italiano ha tra l’altro fortemente auspicato che la storia del cinema (insieme al teatro) venga inserita al più presto nei programmi d’insegnamento scolastici, fin dalla media inferiore: come dargli torto? Sicuramente il grande evento di quest’anno è stata la splendida retrospettiva consacrata al Maestro della commedia Ernst Lubitsch: prima di una proiezione, la figlia del regista ha raccontato alcuni aneddoti riguardanti l’avventurosa vita del padre e il curatore della retrospettiva ha sottolineato l’intelligenza e acutezza del regista. In particolare, in una serata di pioggia è stato per me molto emozionante vedere oltre tremila persone (soprattutto giovani) ammirare, farsi coinvolgere e ridere (fermandosi fino alle due di notte) nell’assistere alla proiezione del magnifico To be or not to be del 1942 in versione restaurata: film attualissimo e coraggioso nell’affrontare con ironia i primi anni del nazismo, da molti considerato il capolavoro di Lubitsch.  Come in molte altre edizioni, il Festival è stato anche un’occasione di visibilità soprattutto per giovani registi ed esordienti e la programmazione non troppo fitta nelle otto sale sparse nella cittadina ha permesso a chiunque di seguire più sezioni, facilitando così una varietà di visioni difficilmente realizzabile in altre rassegne.  Il Pardo 2010 è stato assegnato al film cinese Han Jia (Winter Vacation) del trentaquattrenne poeta e scrittore Li Hongqi, incentrato su un gruppo di adolescenti nell’ultimo giorno delle vacanze invernali in un paese del nord della Cina. Diplomato alla China Central Academy of Fine Arts nel 1999, Li aveva vinto a Locarno cinque anni fa il Premio Netpac (per la promozione del cinema asiatico) con l’opera d’esordio Hao duo da mi (So Much Rice), non distribuito in Europa. Invece i diritti mondiali di Han Jia sono stati acquistati (durante il Festival) dalla società di distribuzione francese Capricci Film. In conclusione, anche quest’anno il Festival del Pardo ha confermato le sue caratteristiche: una rassegna per appassionati di cinema che affollano anche i frequenti incontri con i registi e (udite, udite) partecipano con entusiasmo ai dibattiti che vengono organizzati dopo ogni proiezione importante.