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68. Mostra di Venezia

  • Data di pubblicazione 09 marzo 2012
  • Autore Lorenzo Reggiani
  • Categoria Attualità

Cosa resta della Mostra internazionale d’arte cinematografica di Venezia edizione 68? Beh, il numero non si è rivelato un destino, come alcuni preconizzavano: niente di “rivoluzionario”. A cominciare dal palmares, la prima cosa che resta, col Leone d’oro assegnato all’unanimità al “Faust” di Sokurov. Più che giusto per il più classico “film da festival”, che i critici ed i cinefili si sono subito ripromessi di rivedere e ridiscutere, e che il grande pubblico forse snobberà. Intanto la giuria ha bellamente snobbato i film di cui non si faceva che parlare come i migliori della Mostra, da tutti e in tutti gli angoli, cioè quelli di Clooney e Polanski, presentati all’inizio, oltre a quello di Cronenberg, meno gettonato, ma secondo me altrettanto meritevole. Resta invece la soddisfazione per l’Italia che una volta tanto non se ne va a mani vuote: dei tre film in concorso, uno, “Terraferma” di Crialese si porta a casa il premio speciale della giuria; un altro, “L’ultimo terrestre” dell’esordiente Gian Alfonso Pacinotti, raccoglie l’applauso più lungo del festival, 15 minuti; il terzo, “Quando la notte” di Cristina Comencini, si prende il triste primato di più fischiato (dalla stampa). Resta comunque la delusione per un Leone che non arriva più dal lontano ’98.
È stata la Mostra delle star, indubbiamente. Per un Vasco Rossi assente giustificato, una Madonna quasi diva d’altri tempi ha fatto provare la vera febbre, così come Clooney, of course, presenza ormai rassicurante per il Lido ma in grado di provocare più di un cedimento. Ritmo da panico la prima settimana, poi meno divi e più cinema d’autore.
Poi ci sono le solite code, il solito immenso cratere del futuro (?) nuovo Palazzo del Cinema, la Sala grande restaurata con più posti e più tecnologia (ma non abbiamo avvertito una grande differenza con gli anni scorsi), una vera valanga di film (170 di 35 nazioni presentati nelle varie sezioni, di cui 45 italiani).
Non si sa se resta o meno il direttore Marco Müller; in questa sua ottava Mostra il suo “marchio” è stato ancora più netto che nelle precedenti.

Ma di questi argomenti e di altri ancora scriveranno più ampiamente, in un numero speciale di Filmese, gli inviati dal Circolo del Cinema al Festival.