"Lourdes" di Jessica Hausner

Visto da Silene Thiella

Un titolo emblematico… sarà un documentario sulla meta di tanti pellegrinaggi?… sulla sofferenza dei tanti pellegrini che vanno e ritornano ammaliati dall’atmosfera di fede e amore… per ovviare al dolore e alla solitudine?... accadranno miracoli? di cosa parlerà? Queste alcune delle domande che la gente si pone di fronte al titolo del film.

Non è affatto un documentario tout court… non parla di miracoli, di fede, ma di persone, in modo acuto e penetrante. Un film da guardare con gli occhi bene aperti e la mente vigile per cogliere gli impercettibili segni delle emozioni e dei sentimenti che lo animano. Imbarazzo, disagio, disappunto, soddisfazione, impazienza, disgusto, invidia, gelosia, gioia... tutto si manifesta attraverso battiti di palpebre, piccole smorfie del volto, delle labbra, movimenti inconsueti delle mani, dei piedi, posture del corpo, per esprimere l’imbarazzo e la rigidità dei rapporti tra accompagnatori e accompagnati, sorrisi abbozzati pieni di indifferenza o sopportazione malcelate e poi… la paura di perdere l’appoggio sulla sedia a rotelle dell’altro che ha bisogno di te ma del quale anche tu hai bisogno… il soffio sul collo di chi ti preme, la fredda perfezione delle operazioni assistenziali, del metterti a letto, rimboccarti le coperte fino alla orripilante manovra alle piscine dove ti versano sul capo caraffe di acqua… sperabile non ghiacciata. Gli accompagnatori, volontari benemeriti che approfittano del pellegrinaggio per sollazzarsi nella occasione di vacanzieri incontri…, gli occhi sbarrati e sbigottiti del prete che accompagna il gruppo alla notizia del miracolo… il primo a non crederci. E Lei, la miracolata, passato il miracolo, si risiede sulla carrozzina soddisfatta per quel briciolo di vita o meglio disincantata e rassegnata, mentre nell’aria echeggia “Felicità” di Romina e Al Bano e le danze si scatenano… alla conclusione del pellegrinaggio a Lourdes!

“Lei” bella e dignitosa nella sua immobilità non distribuisce sorrisi propiziatori né ringraziamenti non dovuti. Anche lo spettatore ne esce disincantato e perplesso, ma nello stesso tempo rinforzato per porsi in modo più consapevole di fronte all’uso improprio della sofferenza umana.

 

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