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CRITICA: Corpi

  • Data di pubblicazione 03 marzo 2017
  • Autore Diego Pasetto
  • Categoria Attualità

“Fa molto male morire?” chiese la bambina. “Beh, tesoro, sì, ma fa molto più male continuare a vivere.” (Chuck Palahniuk)

Dalle immagini decolorate del film filtra l’assunto che il lutto sottrae un elemento vitale a chi resta. Come se l’Assenza togliesse un enzima, un catalizzatore di reazioni biochimiche, per cui l’esistenza risulta deprivata di funzioni, mutata nel metabolismo e nel senso.

Allora, che farne del corpo? Dissociarsene! Fargli fare, in vita, quello che ne fa la morte: annullarlo. Abolirne le carni, la consistenza; insensibilizzarlo, schermare l’esterno e opacizzare lo schermo (la vodka aiuta alla bisogna); trasferire l’io in proiezioni di altri corpi o di una dimensione parallela, inconsistente, illusoria, grottescamente consolatoria.

Le tre modalità di stare al mondo dei protagonisti sono testimonianze di come la morte deteriori i vivi ed essi appaiono spesso come stranieri alla “normalità” (a volte spiata da dietro una parete) e la città con le sue auto, gli edifici anonimi, le strade, il fiume, gli interni spesso squallidi, hanno l’indifferenza e la freddezza di un luogo alieno.

Le sedute di gruppo di ragazze scheletriche, dal corpo attorcigliato, appeso a due occhi enormi e spenti, in algide stanze bianche sono il pietoso specchio slavato di un esilio dalla vita, dai colori, dalla società.

La scelta registica di visualizzare i corpi con immagini di spreco, di dissipazione carnale, di rifiuto sanguinolento, di scarto materico, frullato, ingurgitato, rigettato e finito nella tazza del bagno, oltre a concretizzare un evidente disagio spirituale, dà forma ad un disarmante decadimento di valore della realtà, ad un avvilente deprezzamento della vivibilità, ad uno svuotamento e insensatezza delle possibilità vitali.

Nessuno va da nessuna parte e si assiste ad un grigio teorema dell’inconcludenza: non esiste un progetto, un percorso per elaborare la Perdita oppure esistono sistemi provvisori, insussistenti, emotivamente superficiali. Qui la Separazione da una persona amata corrisponde con la Mancanza di una ricerca personale e matura sulle circostanze e le opportunità di “continuare a vivere” una vita decorosa, degna, e, nonostante tutto, ancora visitata dal sole, illuminata da ciò che sicuramente ha lasciato chi se n’è andato, senza attendere (inutilmente) apparizioni ai piedi del letto o lettere dall’aldilà.

Non c’è prospettiva alta. C’è la materia e il nulla; non c’è un secondo livello e non c’è coscienza che … “Anche perseguitato dai guai, e solo e malato e povero e brutto, hai sempre la tua anima da portare a destinazione, come un tesoro su un vassoio.” (Alice Munro)