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DAL CINEMA POPOLARE ITALIANO…

  • Data di pubblicazione 11 febbraio 2005
  • Autore Laura Pasetto
  • Categoria Archivio Storico - Attualità

Alla 61° Mostra d’Arte Cinematografica le proposte erano molte, sia nelle sezioni ufficiali che nelle rassegne collaterali, e chi, come me, vi partecipava per la prima volta è rimasto frastornato e disorientato, ma si è sentito meno prevenuto nell’approccio.

Ciò che sicuramente ha entusiasmato il pubblico più giovane è stata la retrospettiva dedicata ai cosiddetti B-movies: Storia segreta del cinema italiano - Italian Kings of the ’Bs curata da Luca Rea e Marco Giusti (autore di un “Dizionario dei film italiani Stracult”). Chi, come me, ha avuto la fortuna di entrare nella troppo piccola Sala Volpi, ha avuto principalmente il piacere di scoprire dei veri e propri gioielli del cinema di genere, dimenticati e bistrattati dalla critica, ma soprattutto di incontrare di persona uno dei padrini della rassegna nonché regista ormai di culto, Quentin Tarantino. Forse è anche questo uno dei motivi per cui, se per gli spettacoli delle altre sezioni si faceva almeno mezz’ora di coda (di giorno, di sera era tutta un’altra musica!), per i ’Bs si doveva sostare per almeno un paio d’ore davanti all’ingresso della minuscola sala, che mai è riuscita a contenere l’entusiasmo dei fan (e alla proiezione serale di W la foca! di Nando Cicero - pellicola bloccata dalla censura appena distribuita nelle sale nel 1982 - non sono riusciti ad entrare nemmeno alcuni giornalisti...). Va a mio parere sottolineato che il pubblico di questa rassegna era decisamente giovane, interessato a scoprire il cinema popolare di genere prodotto in Italia tra gli anni ’60 - ’80, apprezzato e molto conosciuto oltre oceano dove il fenomeno è da anni oggetto di studio, diversamente che da noi, dove incontra la resistenza della critica “accademica”. Prima di questa retrospettiva, infatti, non c’era modo di  trovare queste pellicole in dvd e poco anche in tv (ad eccezione della “commedia sexy”), ora invece, grazie al grande interesse nato proprio a Venezia, qualcosa nel mercato della piccola e grande distribuzione inizia a muoversi per gli appassionati (alcuni canali satellitari hanno dedicato spazio a questi film).

Durante la conferenza stampa di presentazione, anche questa affollata più di ragazzi che di giornalisti, i due padrini Tarantino e Joe Dante hanno dato dignità alla selezione proposta, difendendo così i registi da chi considera i B-movies, nella loro globalità, film “spazzatura”, perché sono proprio i “poliziotteschi” alla Di Leo e gli horror ad essere fonte di ispirazione per molti grandi registi del nostro tempo, dallo stesso Tarantino, che ne possiede una collezione privata sterminata, a Burton, Scorsese, Kubrick, per citarne alcuni, e che, quindi, hanno una propria ragion d’essere perché sono le “fondamenta” del cinema moderno del genere. L’unico neo probabilmente è stata l’esclusione, per motivi non molto chiari se non la necessità di fare in fretta delle scelte, di uno dei più grandi registi di horror, Mario Bava (1914 - 1980) trascurato in Italia ma considerato altrove come “l’Hitchcock italiano” per film come I tre volti della paura, Operazione paura e Semaforo rosso - Cani arrabbiati (plot del celebre Le Iene di Q. Tarantino).

Sicuramente i titoli di questa retrospettiva hanno fatto inorridire gli amanti del cinema “alto” o di serie A, ma credo che, al di là di giudizi estetici che sono pressoché personali, vada dato merito a questi “artigiani” del cinema che hanno iniziato un cammino, hanno aperto delle strade che poi altri successivamente hanno percorso certo con più talento e successo. Senza i Di Leo o i Bava, ad esempio, Pulp Fiction sarebbe orfano della coppia di killer Travolta - Samuel Jackson, ispirata da Razza violenta di Di Leo, e del killer che legge la Bibbia prima di colpire, copiato da Là dove non batte il sole sempre di Di Leo. A sua volta, Kubrick si ispirò ad un altro autore italiano, Antony Dawson - Antonio Margheriti, per l’onda di sangue di Shining che non ci avrebbe turbato nello stesso modo se il regista americano non avesse visto Contronatura. Moltissime sono le citazioni di questo tipo nel cinema contemporaneo, ma  credo che, al di là della ormai modaiola ricerca della scena o della sequenza omaggiata, l’influenza cui qui si riferiscono Tarantino e Dante riguardi principalmente alcune linee guida generali codificate proprio dai nostri “poliziotteschi”: ad esempio caratterizzazioni di personaggi definiti “sporchi e cattivi”, sceneggiatura violenta, scurrile e molto cruda, e, naturalmente, omicidi, sangue… la grottesca rappresentazione della violenza volta ad esorcizzare le paure della comunità, siano rapine in banca o attentati.

E allora… W la foca!