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FESTIVAL: 22° Film Festival della Lessinia

  • Data di pubblicazione 30 settembre 2016
  • Autore Marina Luciano
  • Categoria Attualità

Il Film Festival della Lessinia (FFdL) non è un Festival per vecchi! Prova ne sia la grande partecipazione di bambini, ragazzi, studenti, giovani e diversamente giovani (come chi scrive), presenti a tutte le proiezioni sia pomeridiane che serali.

Il 22° FFdL è stato dedicato al “sottosuolo della terra e dell'anima” e si è aperto con una commemorazione della tragedia nella miniera di Marcinelle (Belgio) avvenuta 50 anni fa, l'8 agosto 1956. Per documentare il terribile episodio (262 morti di cui 136 italiani) è  stata presentata al Teatro Vittoria, sede del Festival, una toccante testimonianza in prosa, con l'attore Leonardo de Colle e un oratorio musicale composto e cantato da Etta Scollo che hanno dato voce ai protagonisti della catastrofe, "La Catastròffa" appunto, opera di Paolo di Stefano. Toccante! Il FFdL si svolge nell'ultima settimana di agosto e si articola in varie sezioni: Concorso, Montagne di mattina, Eventi Speciali, FFdL+ Corti, Montagne Italiane.

Veniamo alla sezione "Concorso": dei 23 film presentati, ne ho visti 18. Parlerò di quelli che mi hanno colpito. Primo tra tutti Þrestir (Passeri) del regista islandese Rúnar Rúnarsson, vincitore del Premio Lessinia d'Oro. Il giovane protagonista, Ari non si farà sconfiggere dalle brutture che lo circondano; l'ambiente ostile, i compagni arroganti e brutali, la madre che lo ha abbandonato per andare altrove con un nuovo amore, il padre inetto, violento, alcolizzato. Lui affronterà tutto con forza d'animo; la morte dell'adorata nonna, la seduzione subita da parte di una matura amica del padre e le continue ricadute nel vizio del padre. Vorrebbe andarsene con il suo primo amore ritrovato, ma capisce che il padre può salvarsi solo con il suo aiuto. Così Ari rimane, sensibile, delicato, affettuoso come il cinguettio di un passero. Film bellissimo che il Circolo del Cinema dovrebbe accapparrarsi!

Rauf, Premio Bertani, film turco dei registi Soner Caner (curdo) e Bariş Kaya (turco). Storia di un ragazzino, Rauf, che preferisce imparare un lavoro piuttosto che andare a scuola. Diventerà aiutante falegname presso uno zio specializzato in bare. Molto richieste in quel paesino delle montagne dell'Anatolia, dove imperversa la guerra civile. Fra gioco e lavoro s'innamora di una ragazza più grande, ma non riuscirà a conquistarla, né a portarle dalla città una sciarpa color rosa. Rauf e i suoi compagni non  conoscono  questo colore; c'è solo bianco (neve) e nero (morte) nel paesino in cui vivono. Ma un giorno scopriranno in un grande prato disseminato di magnifici fiori rosa (amore e speranza) che raccoglieranno ammirati in grande quantità e dall'alto di un ponticello spargeranno su una bara che passa sul fiume. Poetico!

Poi c'é Tharlo del tibetano Pema Tseden. Storia di un pastore di un piccolo villaggio tibetano che si reca in città per procurarsi un documento d'identità, con le pecore dei paesani da vendere. Incontrerà una scaltra parrucchiera della quale si innamora. Ma verrà derubato del  denaro e dell'amore. Naturalmente si può intuire la metafora sulla situazione politica Cina-Tibet, con quello che sappiamo. Ingenuo ed istruttivo!

Mi ha interessato anche Frammenti di Paradiso del regista svizzero Stéphane Goël. Padre e figlio si inerpicano su uno splendido sentiero di montagna. Il padre lì vorrebbe spargere le sue ceneri quando sarà il momento. Contemporaneamente si svolge una lunga intervista a persone vicine al raggiungimento della vetta. Pareri vari: laici, liberatori del tipo "tutti si deve morire". Realistico!

L'Interprete, La rondine, Asino, etc., tutti belli ed interessanti.

E ancora Reveka: minatori in una miniera d'argento sulle Ande. Fatica, pericolo, paura, povertà.

Ho molto amato i "Corti" soprattutto i cartoni animati: Su la testa, una capretta insegna alla mamma paurosa a saltare i dirupi; Il Draghetto e la musica, un piccolo drago violinista suona a dispetto del divieto del re; Lampone artico, premiato dai bambini, storia di un lupo buono della Russia!

Ho visto Viaggio al centro della terra, un film del 1959 di Henry Levin, perfino tenero per i suoi effetti speciali a confronto degli attuali, con un finale spettacolare a Stromboli (dalla Scozia). Interpreti James Mason quasi capitano Nemo, il suo aiutante Patt Boone che riesce a cantare una canzoncina romantica alla sua bella (My heart's on the Highlands) e una splendida Arlene Dahal (allora signora Fernando Lamas) vedova che sposerà lo scienziato Mason.

Non ho visto, tra gli Eventi Speciali, Behemoth del documentarista cinese Zhao Liang (già presentato alla Mostra di Venezia 2015 e al Trento Film Festival 2016, dove è stato premiato per il miglior contributo tecnico-artistico). Il documentario è ispirato alla Divina Commedia: le miniere di carbone (Inferno), minatori sfiniti e ammalati (Puratorio) e la città sognata dai minatori (Paradiso).

Un FFdL, superbo, ricco di contenuti e bellezza. Un Festival cominciato ventidue anni fa con difficoltà e orgoglio lessinico, diventato adulto e capace di stare a fianco dei maggiori festival italiani. Tutto grazie al suo coraggioso e instancabile direttore Alessandro Anderloni ed alla sua équipe.

"Last but not least", al FFdL si mangia benissimo all'Osteria del Festival, piatti tipici, taglieri di formaggi e salumi e si beve ancora meglio vini e birre artigianali.