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FESTIVAL DI VENEZIA 2006

  • Data di pubblicazione 30 settembre 2006
  • Autore Roberto Bechis
  • Categoria Archivio Storico - Attualità

Rieccoci, anche quest’anno, nella bella cittadina lagunare per la più importante, almeno fino ad ora, manifestazione cinematografica italiana.
Incombe nell’aria, infatti, la presenza della nuova iniziativa della Città di Roma. Se, ovviamente, la concorrenza non può far che bene, è anche vero che la data troppo vicina (la Festa del cinema romana avviene dopo poco più di un mese) non ha sicuramente aiutato il Lido.
Chi avesse avuto modo di partecipare come semplice spettatore alla Mostra del Cinema di Venezia anche solo pochi anni orsono (quando il direttore era Barbera) e facesse un confronto oggettivo con l’edizione di quest’anno, troverebbe ben poco in comune tra le due situazioni.
Infatti, a parte la sigla iniziale dei film in concorso che ben poco è mutata (per risparmio o per mancanza di fantasia), molte cose sono cambiate negli ultimi anni.
Escludendo l’innovazione dovuta all’avvento del direttore Marco Müller, sostanzialmente ridotta ad una inondazione di opere provenienti dall’Estremo Oriente (Cina e Corea in particolare) e la novità degli invadenti controlli di sicurezza dettati da ragioni (anzi, non-ragioni) internazionali, tutti gli altri cambiamenti sono poca cosa se presi singolarmente, ma importanti e preoccupanti se considerati complessivamente.
Proverò a farne una sintesi il meno negativa possibile, anche se risulta difficile:
- numero delle proiezioni in netto calo, per cui i sempre meno numerosi stakanovisti delle proiezioni lagunari sono tenuti a sempre più difficili corse e sacrifici (salto dei pasti) per riuscire a vedere qualche pellicola in più;
- assoluta inadeguatezza degli orari di proiezione dei film in concorso, concentrati al mattino;
- netto calo degli spettatori;
- scarse pellicole interessanti e basso livello medio delle opere;
- ulteriore diminuzione dei servizi e delle informazioni.
Questi aspetti allontanano chi, come me e tanti altri, approfittava dell’evento del Lido per farsi una concreta idea dell’attuale situazione dell’arte cinematografica internazionale, vedendo sette-otto film al giorno (tra Concorso per il Leone d’oro e altre sezioni): con la disorganizzazione di quest’anno al massimo si è potuto partecipare a tre proiezioni quotidiane.
Da anni si parla di arretramento della manifestazione di Venezia rispetto a Cannes, ma ormai la distanza in termini organizzativi e di contenuti è disarmante, tale da iniziare a guardare con invidia vetrine ben più piccole ma dense di sostanza come il Festival di Locarno.
La causa di tutto ciò è difficile da comprendere, ma forse, in realtà, si tratta di un complesso di cause: la continua crisi di incassi, la diminuzione di investimenti pubblici e privati, la famosa nuova concorrenza della manifestazione di Roma, una semplice carenza organizzativa, la tendenza a privilegiare l’evento mediatico (tv, fan, star, ecc.) piuttosto che agevolare la partecipazione di chi vuole semplicemente vedere opere cinematografiche. Il fatto è che a Venezia si è respirata un’aria di smantellamento e impoverimento, almeno per chi ama veramente il Cinema.
Un elemento sicuramente positivo, dovuto forse al mutare della situazione o, semplicemente, perché l’attenzione intorno al Cinema è sempre più scarsa, è che sono spariti i tentativi di esibizione di politici solitamente molto lontani dalla cultura cinematografica, così come è del tutto sparita l’intenzione di accaparramento politico della manifestazione da parte di chicchessia.
Un altro fattore molto positivo riguarda le proiezioni della “Settimana della Critica”, già normalmente rifugio di opere interessanti anche nei periodi peggiori: da quest’anno, almeno per alcune proiezioni, si è tornati alla bella abitudine di introdurre la pellicola facendo parlare gli autori e, incredibile, reintroducendo il dibattito finale!

Chissà che, come in altre situazioni di crisi, anche le difficoltà del Cinema ci aiutino a riscoprire aspetti positivi che si erano perduti.