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FESTIVAL VENEZIA 2007: Ha 75 anni, ne Mostra 64

  • Data di pubblicazione 29 settembre 2007
  • Autore Magè Avanzini
  • Categoria Archivio Storico - Attualità

La Mostra Internazionale d’Arte Cinematografica di Venezia, il festival del cinema più antico del mondo, ha compiuto 75 anni. Un anniversario molto importante sia per l’autorevolezza dell’età, sia per la sfida da vincere con Roma e il suo festival veltroniano. Marco Müller, il direttore uscente e pronto alla ricandidatura, ha festeggiato il giubileo facendo le cose in grande e vincendo tutte le sfide che si era prefisso: la qualità dei film, la costante presenza di star, un numeroso pubblico.  Müller ha saputo organizzare eventi notevoli, portando a Venezia il grande regista tedesco Alexander Kluge, anch’egli settantacinquenne, con materiali e documenti inediti o appositamenti realizzati dal maestro stesso; ha proiettato in anteprima mondiale Blade Runner: the Final Cut, versione definitiva del cult di fantascienza di Ridley Scott; si è inventato il “Leone d’Oro 75” consegnato a un mai premiato (a Venezia) Bernardo Bertolucci; ha organizzato il “Tim Burton’s day” in onore dell’ancor giovane regista cui è stato consegnato il Leone d’Oro alla carriera dalle mani del “suo” attore, il fascinosissimo Johnny Depp atteso ore e ore da ragazzine idolatranti.

Per il giubileo la Mostra ha volato alto, mentre sono scesi dai pilastri quasi tutti i leoni dorati, simbolo delle precedenti edizioni. Parcheggiati un po’ alla rinfusa a fianco del Palazzo del cinema, apparivano perplessi - “in quale circo siamo finiti?” - soprattutto nel tardo pomeriggio, quando le disordinate code dei cinefili sfiniti e appesantiti dai giubbotti (nelle sale l’aria condizionata è sempre a palla) si mescolavano con le dive scollate e i cineasti in corteo per la festa e con la folla di mamme e bambini di ritorno dalla spiaggia, in ciabatte e bermuda: una visione surreale, anche se meno imbarazzante di un Heath Ledger, già cowboy in I segreti di Brokeback Mountain, che alla cerimonia conclusiva è salito sul palco in pantalone corto, giacca con tasche a penzoloni e calzini rigati a metà polpaccio. Il conte Volpi, patrocinatore della Mostra del 1932, si è certamente rigirato nella tomba. Persino Marzullo ha pensato di cassare l’immagine nel dopofestival su Rai Uno. 

I leoni alati sono atterrati e il Palazzo del cinema ha mutato veste con la nuova installazione di Dante Ferretti: ispirandosi al film di Federico Fellini Prova d’orchestra in cui una gigantesca palla demoliva una cappella duecentesca, ha collocato un’enorme sfera d’acciaio che si infrange, sbrecciandola, contro la facciata bianca e liscia del palazzo.

Le macerie ai margini della passerella sono un eloquente invito alla realizzazione di una nuova struttura per la Mostra, ma sono anche il simbolo delle macerie fisiche e morali del mondo in cui viviamo. Mai come quest’anno si sono visti film pieni di disperazione, di violenze private, di orrori gratuiti, di stupri, di guerra. La grande industria hollywoodiana si è messa in gioco non poco, presentando in anteprima nel nostro festival ben diciannove film, alcuni molto forti sulla guerra in Iraq. E l’America di Bush ne è uscita a pezzi. Puntuale il commento di Beppe Severgnini: «Richard Gere, George Clooney, Paul Haggis, Tommy Lee Jones, Brian De Palma. Piuttosto che affrontare la Mostra di Venezia, George W.Bush è andato a farsi un giro in Iraq».  Sorridiamo, ma è un sorriso amaro perché i nostri sono tempi di violenza e i film rispecchiano i nostri tempi. Tempi anche di ladri, se è vero che durante la Mostra sono state rubate circa venti biciclette al giorno. Incredibile.