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FRAMMENTI INDELEBILI DI VISIONE ALLA 65. MOSTRA DEL CINEMA

  • Data di pubblicazione 02 novembre 2008
  • Autore Silene Thiella
  • Categoria Archivio Storico - Attualità

Ho avuto la felice opportunità di vedere il film di Abbas Kiarostami, Shirin, e quello di Takeshi Kitano, Akires to kame, film passati nel silenzio alla conclusione della Mostra eppure di una ricchezza incredibile. Il centinaio di volti di donne di Kiarostami, e solo quelli, accompagnati dalla voce del narratore della tragedia persiana di Shirin, a fare un film di grande impatto emotivo, difficile forse da accettare ma di una intensità mai vista prima. Oltre alla originalità della impostazione del film, che lascia lo spettatore sbalordito e ammirato, sono i primi piani dei volti di 113 donne, giovani e meno giovani, attenti, tesi, ammirati, stupiti, ora addolorati e angosciati, ora sereni e gioiosi, a comunicare gli eventi che ogni spettatore può (e deve!) immaginare. I neurologi parlano da qualche tempo di neuroni a specchio… quei neuroni del cervello che ci fanno comunicare gli uni e gli altri… anche senza il linguaggio verbale: ecco un esempio magistrale. E che dire del film di Kitano, esilarante, ironico, pazzo e felice che passa dal drammatico al comico con la leggerezza di un bambino e la caparbietà di un vecchio… e in fondo ci fa riflettere sull’arte... cos’è l’arte… sulle scelte dell’uomo, sulla dipendenza, sul desiderio, sull’oscuro oggetto del desiderio… di essere qualcuno, di lasciare qualche traccia a costo di sbattere la testa contro il muro. Un ricordo particolare anche del film dell’algerino Tariq Teguia, Inland, della dorata fotografia, del silenzio, del deserto, dello spazio senza limiti, dei volti dei Tuareg che si stagliano nell’azzurro del cielo con la forza della negritudine e del protagonista “un povero cristo” (R. Pugliese, “Il Gazzettino”, 5 settembre 2008) che ben rappresenta la dura e drammatica sorte che tocca ad alcuni umani.