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IL “PREMIO FERNALDO DI GIAMMATTEO”

  • Data di pubblicazione 21 maggio 2005
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  • Categoria Archivio Storico - Attualità

La Fondazione Cassa di Risparmio di Imola e Cristina Di Giammatteo hanno istituito il “Premio Fernaldo Di Giammatteo” riservato alla critica cinematografica.

Il premio è conferito a giovani studiosi italiani per un saggio critico di tema cinematografico compilato secondo gli allegati consigli di scrittura, stilati in varie occasioni dal grande critico Fernaldo Di Giammatteo. Il premio vuole infatti continuare idealmente l’opera di scopritore di talenti che egli ha praticato per tutta la vita e che ha avuto il suo momento di maggiore celebrità e compiutezza nella collana del “Castoro Cinema”.

Il premio consiste nella pubblicazione del saggio vincente presso la Casa editrice Cadmo di Firenze, in una collana editoriale appositamente fondata.

Sono ammessi al premio critici che, al momento della partecipazione, non abbiano compiuto trenta anni di età e non abbiano mai pubblicato un volume di critica cinematografica.

Il manoscritto non deve superare nel formato cartaceo 120 pagine dattiloscritte (trenta righe di sessanta battute, spazi inclusi), oppure nel formato elettronico 216.000 caratteri (spazi inclusi).

Il saggio che intende partecipare al premio va inviato per via postale (si consiglia spedizione in raccomandata) entro il 28 agosto 2005 alla presidenza del premio:

 

Prof.ssa Cristina Bragaglia

Dipartimento di Italianistica

Via Zamboni 32

40126 Bologna

 

Il plico dovrà contenere la versione cartacea dattiloscritta del saggio e una versione elettronica su supporto CD (memorizzata in formato Word per Windows).

In testa al dattiloscritto vanno indicati i dati anagrafici del partecipante (nome, cognome, indirizzo, recapito telefonico, posta elettronica se posseduta).

Il vincitore sarà premiato nel corso della stessa cerimonia di assegnazione del “Premio Imola - Le  vie della critica”, di cui Fernaldo Di Giammatteo  faceva parte in qualità di giurato. Tale cerimonia si tiene nell’inverno di ogni anno presso la sede della Fondazione Cassa di Risparmio di Imola.

La scelta del critico vincente è compiuta dalla Giuria.

La decisione è insindacabile e scaturisce da giudizi di natura contenutistica e letteraria: di ogni saggio sono cioè valutati sia il contenuto critico che lo stile dell’esposizione.

 

La Giuria è composta da:

Cristina Bragaglia (presidente del premio, docente di Storia e Critica del Cinema presso l’Università degli Studi di Bologna);

Marina Sanna (caporedattore della “Rivista del Cinematografo”);

Claudio Trionfera (Ufficio stampa “Medusa”);

Alberto Barbera (direttore del Museo del Cinema di Torino);

Antonio Castronuovo (critico letterario, rappresentante della Fondazione CR di Imola).

 

 

I CONSIGLI DI SCRITTURA DI FERNALDO DI GIAMMATTEO

 

Odio i cinefili, non sopporto chi non sa scrivere, chi scrive oscuro, chi usa gerghi, chi non si prende la briga di spiegarsi semplicemente, chi non racconta pianamente le storie dei film, chi si nasconde dietro l’autorità (e i crittogrammi) altrui, chi si abbandona ai piaceri dell’apologia, dell’entusiasmo, del delirio trionfalistico. Amo chi ha l’umiltà di trascrivere in termini accessibili anche i problemi critici più ardui.

 

A me della seriosità non frega proprio niente. A me interessa la chiarezza e, insieme, il pepe dello stile: le due cose evitano la noia. Non tutti gli autori sono chiari, pochissimi hanno il pepe. Pazienza. Io ci provo, rompo i coglioni. Soprattutto con quelli che partono sicuri, baldanzosi, catafratti e arroganti. Perché di certo costoro sbagliano, se è lecito dirlo, in perfetta umiltà.

 

Il perfetto autore deve immaginare che il lettore non sa nulla. Occorre fornire notizie esaurienti. Occorre spiegare ogni problema di critica, di teoria. Occorre far comprendere film per film di che cosa esattamente si tratta e si racconta. Occorre essere semplici e non “cinefilici” nella scrittura per farsi capire da tutti, sapendo che, appunto, nessuno sa nulla.

 

Anche l’ordine è chiarezza e la chiarezza è il segreto dei buoni saggi.

 

Ricorda il tono (semplice, accessibile), la necessaria scientificità del saggio (i film vanno analizzati a fondo, nei loro meccanismi narrativi e figurativi), gli indispensabili e puntuali riferimenti biografici, passo per passo nel corso del saggio, il quadro sociale e culturale […]. Tieni presente che tutti i termini specialistici e tutti i problemi critici vanno sempre spiegati, mai dati per noti.

 

Quando capita, fate cenno della recitazione, parlate degli attori che interpretano le parti maggiori, entrate un poco nel meccanismo del rapporto uomo-personaggio e sue tecniche.

 

La scelta dei temi, la loro organizzazione in un discorso attraente e il “panorama” culturale che ne scaturisce meritano di essere travasati in un linguaggio il più possibile limpido (senza perdere nulla della sua “concettosità”).

 

Quando leggo “attorno a film del calibro…”, mi appare il fantasma minaccioso del becero linguaggio degli intrattenitori televisivi e non posso non ribellarmi in nome della lingua italiana. Perché non scrivere “attorno a film dell’importanza, o del prestigio, o della fama”?.

 

Si tratta di semplificare ovunque possibile (mi domando, ad esempio, se sia indispensabile scrivere “non è dotato di oralità”, espressione così solenne e “scientifica”, invece del brutale “parla”) e, sempre sull’ottica della semplificazione, di evitare le ripetizioni. Che vengono spontanee per ribadire un concetto o per riprendere il filo del discorso, ma che finiscono per dilatare e appesantire il testo.

 

Ripulisci e semplifica ancora. Ma non per arrivare al giornalismo (che è un’altra cosa, genere diverso) ma alla saggistica “comunicativa”: scientifica e rigorosa d’impianto, leggibile (di lingua comune, non di metalinguaggio) di struttura. Non alla divulgazione. Nemmeno. Alla pura, ricca comunicazione.