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L’ultimo GREENAWAY - sulle tracce di Rembrandt

  • Data di pubblicazione 04 febbraio 2008
  • Autore Anna Pasti
  • Categoria Archivio Storico - Attualità

In concorso al Festival del Cinema di Venezia, Nightwatching è Ronda di notte, il celebre quadro dipinto da Rembrandt nel 1642 su committenza della milizia olandese che voleva essere ritratta all’apice della sua potenza. Racconta il film proprio gli anni di vita del pittore che ruotano intorno a questa commissione, con il passaggio dalla sua condizione di ricco e apprezzato artista a uomo che ha perso la reputazione in un mondo rigidamente moralistico e cultore della rispettabilità. All’epoca Rembrandt era molto richiesto per i ritratti della ricca borghesia olandese e il capitano della milizia lo costrinse (fu proprio così, dato che Rembrandt aveva bisogno di ulteriore denaro per l’arrivo di un figlio e accettò la commessa solo su insistenza della moglie) a creare una sorta di apoteosi della potenza degli ufficiali che, conclusa la guerra contro la Spagna, stavano tramando per fini di lucro nella città più ricca d’Europa. Ma Rembrandt, dopo l’uccisione di uno dei personaggi ritratti nel quadro, scopre la trama dell’assassinio e ne lascia gli indizi disseminati sul dipinto. Si tratta quindi di una sorta di mistery story che, come dice il regista, «nasconde 51 domande irrisolte, è come un documento lasciato sulla scena di un delitto che la scientifica deve analizzare e capire gli indizi per trovare i colpevoli». Sempre il regista ci dice che «Rembrandt è stato come Mick Jagger o Bill Gates, era famosissimo a 23 anni, giovanissimo. Era di moda, era una star. È diventato ricco che era ancora molto giovane ma, nel 1642, quando inizia La ronda di notte, lui era a pezzi e da lì parte la sua caduta dal lusso agli stracci. Ho scelto di raccontare un uomo, non un genio intoccabile. Volevo ritrarre un artigiano, un lavoratore, un uomo anche molto, molto attento al denaro».
Nightwatching è sì un film in costume ma nello stesso tempo è attualissimo. Non ci sono le classiche scene di grandi masse in movimento e di esterni dei filmoni storici, bensì la vita in interni borghesi: le giornate nella ricca casa del quartiere ebraico di Amsterdam si svolgono come accadessero oggi in una soap opera, con i classici intrighi, i litigi amorosi, le vendette per orgoglio ferito, il barcamenarsi tra i creditori.
La vita del pittore non appare eccezionale ma come quella di un qualsiasi lavoratore. Figlio di un mugnaio, tarchiato, di voraci e un po’ sordidi appetiti sessuali, iroso e vanitoso, Rembrandt fu un classico arrampicatore sociale destinato a pagare caro il suo tentativo di elevazione.  Sullo schermo si dipanano i fatti della sua vita in qualche modo arrangiata, dove il suo talento artistico non lo eleva sopra i comuni mortali, bensì lo rende uguale tra gli uguali. Per Peter Greenaway, pittore, regista, sceneggiatore e attore cinematografico gallese, il cinema è l’erede privilegiato della pittura e per questo anche nei film precedenti tende a includere riferimenti artistici tanto che Lo zoo di Venere (1985) è un omaggio esplicito a Vermeer, Il cuoco, il ladro, sua moglie e l’amante (1989) è dominato dal noto Banchetto di Frans Hals, mentre lo splendido Il ventre dell’architetto (1986) è ambientato a Roma in occasione di una mostra sull’architetto francese settecentesco Boullée. Sono film “carnalmente intellettualistici” nel senso che la rosea sensualità degli interpreti straripa dai discorsi quotidiani e dalla presenza palpabile di amore e morte.
Il film nasce da una precedente esperienza del regista che ha allestito all’interno del Rijksmuseum di Amsterdam una pièce teatrale che proietta il visitatore del museo nell’atmosfera dell’Olanda del Seicento, coinvolgendolo nella creazione del quadro. Come spesso accade per questo visionario, il progetto parte dalla pittura e dal teatro per approdare al cinema. La versione teatrale allestita in tre sale del museo illustra la vita di Rembrandt e delle tre donne che lo accompagnarono: dalla figlia del più ricco mercante di Amsterdam alla serva che lo imbroglia, all’ultima che lo ama e lo protegge.

E se non sarà possibile vedere Nigthwatching nelle nostre sale - dato che i misteri della distribuzione sono insondabili e a tutt’oggi non è dato sapere se verrà distribuito - andate a Torino, alla Venaria Reale da poco riaperta (tel 011 499 23 00), e potrete assistere a un’altra delle splendide ricostruzioni del pittore-regista intitolata Ripopolare la Reggia: in questo caso si tratta dell’allestimento scenografico in cinque atti delle atmosfere di corte del regno sabaudo a metà del 1700 con attori in carne e ossa che si aggirano tra i grandi specchi delle magnifiche sale e interpretano il risveglio del re, il lavoro nelle cucine, i preparativi per le battute di caccia o per importanti ricevimenti.