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Non vi portiamo solo cibo, ma Anche la cultura

  • Data di pubblicazione 17 gennaio 2017
  • Autore Suranga Deshapriya Katugampala
  • Categoria Attualità

Scrivere delle seconde generazioni in Italia non è facile, specialmente per uno come me che la vive dall’interno. Mi chiamo Suranga, sono nato in Sri Lanka e vivo in Italia dall’età di undici anni. Vorrei scrivere qui alcuni spunti di riflessione sulla cosiddetta «seconda generazione», due parole che negli ultimi anni sono state usate nei contesti più svariati, a volte stereotipate, a volte banalizzate.
Non voglio scrivere cose come «perché i miei genitori sono venuti in Italia», «quanto per me sia stato difficile quello che potreste chiamare integrazione», e altre questioni che potrebbero far felice un educatore. Penso che gli anni passati abbiano creato abbastanza buonismo attorno a questi argomenti, per cui vorrei provare a riflettere verso nuovi orizzonti.
I nuovi italiani. Bisogna dire che siamo in tanti, siamo nati qui o siamo venuti qui da piccoli. Secondo me, consci o meno, abbiamo dentro un grande desiderio di riscatto, di riconquistare la dignità anche per i nostri genitori. Non siamo ancora diventati apatici, annullati della nostra forza di volontà. Desiderare un mondo diverso è ancora forte in noi. Si tratta di una forza tramandataci dagli stessi genitori che hanno lasciato casa per iniziare da capo, da zero.
Il punto su cui vorrei soffermarmi è questo: abbiamo molta energia, dove direzionarla? che cosa possiamo portare di buono a questo paese? al mondo? Alcuni di noi cavalcheranno perfettamente l’onda dell’integrazione, omologandosi perfettamente alla figura della persona socialmente riuscita, altri invece si perderanno nella crisi d’identità data dalla doppia cultura. In questi e altri contesti una domanda si presenta in modo martellante: «come partecipare attivamente».
Qualche giorno fa lessi sulla vetrata di un ristorante cinese «Non vi portiamo solo cibo, ma Anche la cultura». Questa frase spiega perfettamente perché non sono d’accordo con l’idea dell’integrazione. Penso che non dobbiamo omologarci all’Italia o all’immaginario di una persona italiana. Penso che abbiamo dei valori che ci portiamo da lontano. E questi devono rimanere, sono importanti perché è così che possiamo contribuire a migliorare. Offrendoli agli altri e non annullandoli.
Sostengo l’idea che serve un nuovo processo di umanizzazione, che gli elementi necessari a questo siano ben presenti anche nelle seconde generazioni. I nostri genitori non hanno portato in questo paese solo manodopera, ma anche tanta saggezza. Elementi che in questi tempi non abbondano. Forse se questo paese fosse abbastanza umile da accoglierli, da ascoltarli, allora si potrebbe davvero unire le forze.
Noi ragazzi e ragazze della seconda generazione abbiamo un dovere civile, forse un compito, politico più che esistenziale: ossia di creare nuove connessioni, nuovi legami, nuovi canali, nuove relazioni umane. Essere dunque dei ponti, capaci di spazzare via le vecchie ideologie coloniali, ma anche post coloniali, sia dentro il paese che fuori, tra il nord e il sud del mondo. Collegare dal basso due mondi distanti fra loro rimane per me la massima aspirazione, per me che ho un piede in una cultura e uno nell’altra.
Su tutto questo c’è una grande verità che sovrasta. Che noi giovani adulti, di qualsiasi provenienza, forse non sappiamo contro cosa, di preciso, ribellarci. Sappiamo che non siamo completamente felici, avvertiamo il disagio, ma non sappiamo come cambiare le cose. Il mondo globalizzato ci fa perdere la direzione. Se così è, la risposta che mi do è perché siamo nati nel disagio. E nel disagio è complicato distinguere il disagio stesso.
Serve dunque confrontarsi. Il confrontarsi con il diverso, con la diversità. Ecco che lo straniero e la seconda generazione tornano ad essere preziosi.
Sostengo allora l’idea di sostenerci da cittadini italiani, cittadini del mondo, con tutto il bagaglio culturale che ognuno si porta appresso, e di chiederci dove possiamo portare questa barca. Ben accetti aiuti di tutti coloro che hanno già fatto la loro strada nel contrastare tutto ciò che il sistema porta di male.