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NOTE SULLA MOSTRA DI UNA ACCREDITATA “CINEMA”

  • Data di pubblicazione 29 settembre 2006
  • Autore Laura Pasetto
  • Categoria Archivio Storico - Attualità

La passerella della cerimonia d’apertura

Mercoledì 30 agosto. Ore 13.30 e metà della balaustra della passerella è occupata da decine di fan, ragazzi organizzati per affrontare il lungo pomeriggio con cibo, acqua, seggiolini e quant’altro; ma tant’è… si sa che il primo giorno della Mostra si trascorre sotto il sole anche per chi è fornito di accredito, soprattutto visto che quest’anno per la prima giornata sono state drasticamente ridotte le proiezioni per gli accrediti “Cinema” e quelle consentite sono decisamente affollate.
Sotto lo sguardo allibito delle forze dell’ordine e dei fotografi professionisti che si stanno stancamente organizzando nelle loro postazioni privilegiate e dei tecnici che provano suono e telecamere, si assiepano questi cacciatori di autografi senza troppe pretese.
La cosa più interessante è osservare le occhiate quasi sprezzanti degli accreditati, i sorrisi ironici che lasciano trasparire una sorta di compatimento nei confronti di quei poveretti che vengono al Lido solo per vedere attori e protagonisti della nostra televisione. I più severi in questo senso sono proprio gli accreditati “Cinema”, quelli che entrano nelle sale in cui si proiettano i «film che non hanno visibilità nei cinema dei blockbuster», per poi fuggire dopo i titoli di testa, quelli che recensiscono la sezione della “Settimana della critica” e poi negli stand acquistano pellicole del calibro di Pretty Woman ma principalmente sono quelli che un’ora prima della passerella sgomitano e spingono la folla per l’autografo di qualche scialba attricetta. Da sottolineare il fatto che quest’ultimo comportamento avviene solo dopo aver accuratamente nascosto il budge in borse e zainetti (a dire il vero questo lo faccio sempre anch’io) e, come nel peggiore degli spy-movie, si nascondono il viso dietro quotidiani o riviste patinate.
Questa è la fauna del Festival... solo chiacchiere e distintivo.
 
Le solite lamentele
 
 1) Perché devo depositare al deposito bagagli, e quindi perdere tempo in entrata ed in uscita magari precludendomi di vedere un film in un’altra sala, uno zaino praticamente vuoto (un maglione e una bottiglia d’acqua) e poi permettono passaggi di valigie e borsoni?
2) Perché ci sono solo quattro bagni e dal mercoledì le inservienti, visto il calo notevole di pubblico ed accrediti, sono in sciopero lasciando i superstiti in balia degli eventi?
3) Perché nelle proiezioni per pubblico ed accreditati in Sala Grande non si fa entrare prima il pubblico così da evitare che i “tesserati”, cioè l’ultimo gradino della scala sociale festivaliera, siano costretti ad alzarsi con la sala buia in cerca di un posto a sedere (si eviterebbero anche gli insulti alle splendide hostess...)?
4) Perché dentro il Palazzo del Cinema era citata Alida Valli dove non doveva? Perché quasi nessuno se n’è accorto, con tutti i “fenomeni” che frequentano il Lido?
5) Perché, se non c’è rivalità con la manifestazione di Roma, quest’anno non c’erano nomi famosi per attirare il pubblico di giovanissimi (numerosi solo per la serata inaugurale), ma soprattutto film degni di nota? Secondo un sondaggio del canale “Coming soon television”, più del 70% degli intervistati hanno definito “deludente” la 63ma Mostra del Cinema di Venezia. 
6) Perché pagare piadina e acqua naturale (perché mangiare una piadina a Venezia poi...) 8 euro e rimpiangere per tutta la giornata un sano panino col prosciutto?
7) Perché la popolazione autoctona si lagna continuamente della massiccia presenza di appassionati di cinema che, a quanto pare, costringono gli indigeni a fastidiosi tragitti sui mezzi pubblici “pigiati come le sardine” (per citare una simpatica signora)? In una delle poche città al mondo che vive solo grazie al turismo… quando si dice la gratitudine…
8) Perché, dopo la grande affluenza del fine settimana, dalla metà del Festival le sale si sono letteralmente svuotate? Forse l’assenza del sindaco Cacciari ha realmente lanciato un messaggio, come hanno sostenuto molti quotidiani: poco sostegno ad una manifestazione che pare ormai in declino.
 
Le feste
 
Sempre speciali sono le feste, e sempre impossibile intrufolarsi. Il vero problema è che, visto il viaggio scomodo che si deve affrontare per arrivare al Lido, le valigie non possono essere troppo ingombranti e quindi si devono fare delle scelte: abiti comodi che permettano di attendere l’ingresso nelle sale anche seduti sulla nuda terra, oppure abiti eleganti per feste vip? Tutti, o quasi, optano per la comodità, l’obiettivo dovrebbe essere vedere più film possibile, precludendosi così l’occasione di passare una serata con le star, ed accontentandosi di leggere i resoconti sul “Ciak daily”. Quello è un appuntamento fisso: caffè e gossip. E poi i commenti, come dal parrucchiere. L’unica festa accessibile anche al popolo è quella organizzata da Ciak, solo per un gruppo ristretto di fortunati lettori è stato possibile incontrare stelle splendenti e comete di passaggio. I soliti ben informati hanno rivelato un particolare curioso: se l’alcool scorreva a fiumi per tutti gli ospiti, il cibo… dopo pochi minuti era già un miraggio... e pensare che la si chiama “fama”, non “fame”. E così, come tutti gli anni ci si ritrova alla global beach per gustare un democratico piatto di spaghetti e un buon bicchiere di vino, ascoltando musica o partecipando ad interessanti dibattiti e tavole rotonde sugli argomenti più disparati, è lì che si ritrova alla sera “la meglio gioventù”.
In questa edizione, oltre ai soliti stand di magliette e libri, notevoli erano quelli dedicati alla vendita dei dvd: naturalmente Pretty Woman (andato a ruba!) ma anche pellicole difficili da reperire nelle normali videoteche, per veri appassionati (il migliore a mio avviso “Rarovideo” per recuperare veri gioielli introvabili), e ricercatissimi i gadget di Sky, dalle chiavette USB alle borse.

Una menzione particolare ai ragazzi della “Ciudad del sol” che fornivano bottigliette d’acqua gratis ai disperati in fila per l’accesso in Sala Grande; nelle ultime giornate bisognava stare molto attenti perché i giovani spagnoli, forse per mantenere desta l’attenzione del pubblico, lanciavano le bottiglie direttamente sulla folla.