Condividi

PRIMI “GRAFFITI DI UNA PASSIONE”

  • Data di pubblicazione 01 febbraio 2005
  • Autore Vita Carlo Fedeli
  • Categoria Articoli Storici

Ci è capitato di scorrere l’elenco dei 34 film proiettati dal nostro Circolo del Cinema nella sua prima stagione di vita (1947-48), 57 anni sociali fa. Le tentazioni dell’amarcord sono sempre in agguato. Cercheremo di evitarle, ma quando si torna per un momento ai vecchi ingenui tempi degli entusiasmi d’una volta, un po’ d’emozione, via, può essere concessa.

Cominciammo ufficialmente, come tutti i vecchi (anzi vecchissimi) Soci sanno, il 24 agosto 1947 con Tabù, I’ultima opera (1931) di uno dei primi maestri del cinema muto tedesco, Friedrich Wilhelm Murnau.

Perché si scelse questo film per iniziare l’attività del Circolo? Chi fu presente alle prime riunioni del Consiglio Direttivo, ricorda che se ne discusse molto. Qualcuno suggeriva di partire con un’opera choc del muto, tra le rare allora disponibili nelle poche cineteche italiane e nei fondi di magazzino dei distributori.  Per esempio con L’incrociatore Potëmkin di Ejzenstejn (lungi ancora dall’essere “una boiata pazzesca”, secondo la definizione che ne darà Paolo Villaggio anni dopo), o con La passione di Giovanna d’Arco di Dreyer, due miti tra i miti. Altri propendevano per qualche altrettanto mitico film francese o americano, come L’Atalante di Jean Vigo o, addirittura, la Nascita di una nazione di Griffith.

Ciascuno aveva in mente un capolavoro favoleggiato e mai visto, conosciuto solo per gli articoli e per due-tre fotogrammi (sempre gli stessi), comparsi sulle poche riviste e su qualche libro, oggetti di culto che passavano religiosamente di mano in mano tra i cinefili. Prevalse alla fine la tesi moderata di presentare un film considerato di indiscusso valore, però più adatto ad un pubblico qualificato e sensibile ma non ancora educato ad esperienze radicali.

Il primo e immediato obbiettivo del Circolo era, infatti, di convincere il maggior numero di appassionati ad associarsi, senza offrire loro, alla partenza, troppi turbamenti. Tabù parve il titolo più adatto. Era un film nato muto, ma al quale la Paramount, che lo distribuiva, aveva subito aggiunto un commento musicale, ormai giudicato indispensabile a tre anni dall’avvento del sonoro.

Murnau era morto in un incidente automobilistico pochi giorni innanzi la “prima”, e non poteva protestare. Ne avrebbe avuto tutti i motivi, visto che la musica prescelta era la Moldava di Smetana, notissima e accattivante, ma lontana le mille miglia da una rielaborazione del mito di Ero e Leandro ambientato a Bora Bora, in Polinesia. Il film, comunque, piacque molto: era una favola d’amore e di morte raccontata con grande poesia e con immagini di folgorante bellezza. La proiezione inaugurale, al Cinema Teatro Nuovo, con una discreta copia in 16 mm sottotitolata in italiano e avuta a noleggio dalla Orbis Film di Milano, servì a raccogliere un centinaio di adesioni (la prima tessera costava 700 lire).

Nelle settimane e nei mesi successivi presentammo  una prima nutrita serie di “film d’autore”, secondo la formula che figura ancora oggi nella testata del nostro notiziario e alla quale ci si è sempre attenuti rigorosamente. Ed ecco dunque Duvivier, Pabst e, nella quarta proiezione, il grande documentarista Robert Flaherty nell’Uomo di Aran (1934), che fu premiato dai Soci con applausi calorosissimi, nonostante il freddo gelido del Super-cinema, la domenica mattina.

Non si può dimenticare che il Circolo era nato appena due anni dopo la fine della seconda guerra mondiale, quando Verona era ancora una città distrutta dai bombardamenti, senza ponti, sostituiti da qualche passerella. Mille difficoltà ostacolavano la volontà di ricostruzione, mentre la vita della gente era condizionata dal razionamento dei viveri, dalla limitazione della fornitura elettrica a poche ore del giorno, dalla precarietà del lavoro e così via.

Ci voleva davvero un certo eroismo, e una grande passione, per potersi gustare in quelle condizioni, d’inverno, con cappotto e sciarpa, alle dieci in punto dei giorni di festa, capolavori tanto leggendari quanto piovosi di rigature, magari in lingua originale, in russo con didascalie in polacco...

Poi vennero le prime “comiche” di Charlot, i cartoni animati degli esordi di Walt Disney e di Fleischer, I’epico Aleksandr Nevskij di Ejzenstejn e la versione apocrifa del suo Lampi sul Messico, La Passione di Dreyer, la grazia di René Clair, I’aspro documentario sulla Spagna dei diseredati di Buñuel, non dimenticando un capolavoro italiano, il 1860 di Blasetti e quell’anticipo del neorealismo che fu Uomini sul fondo di De Robertis. La stagione si concluse con due repliche a gran richiesta: L’uomo di Aran e il film russo Ragazzi allegri di Aleksandrov (che era stata la prima proiezione “privata” organizzata da Barzisa in preparazione dell’avvio del Circolo).

Il panorama dei film programmati nel primo anno basta a far capire quali fossero le finalità del Circolo e in che misura esso riuscì a realizzarle. Con molta fatica, però, acuita dai mezzi limitatissimi, dalla mancanza di una sede, dall’indifferenza sospettosa con la quale in città si guardava all’attività “pionieristica” di questa nuova Associazione.

Nei primi anni prevalse la presentazione di opere del passato, che occorreva rivedere (o vedere per la prima volta), per poterne valutare la qualità e la resistenza al tempo.  Ora che il passato è reperibile in videocassetta o Dvd (ma la qualità non è la stessa del film proiettato sullo schermo!), prevale la proposta di opere recenti, da cercare “col lanternino” tra le pieghe della grande distribuzione o altrove. Proposta che non poche volte serve a scoprire veri capolavori.

Le Case di distribuzione: da sempre, le amate-odiate interlocutrici del Circolo, con le quali si devono contrattare e contendere le programmazioni. Nei primi anni si attingeva soprattutto alla preziosa Cineteca Italiana di Milano, oppure alla Cineteca del Centro Sperimentale di Cinematografia di Roma, che allora aveva disponibili solo una decina di titoli, in quanto la maggior parte del suo patrimonio filmico era stato razziato dalle truppe tedesche e portato in Germania (la Cineteca Nazionale sarà fondata nel 1949).  Alcuni vecchi capolavori venivano distribuiti direttamente dalla Federazione Italiana dei Circoli del Cinema, attiva dal settembre 1947, della quale il nostro Circolo era stato tra i fondatori.  Era presieduta a quei tempi dal regista Antonio Pietrangeli, e del Consiglio Direttivo facevano parte, tra gli altri, il letterato e uomo politico Franco Antonicelli, gli studiosi e critici cinematografici Francesco Pasinetti e Francesco Savio, Gianni Comencini della Cineteca Italiana e il nostro presidente Pietro Barzisa. C’erano poi altre fonti, alle quali il Circolo si rivolgeva, riuscendo a scovare talvolta nei magazzini certi preziosi titoli che poi venivano scambiati in tutta Italia. Le grandi Case di produzione-distribuzione erano restie a dare i film ai Circoli e quando lo facevano, esigevano noleggi elevati: Uomini sul fondo fu concesso dalla “Scalera Film” per 1.040 lire per una sola giornata di proiezione, una cifra a quei tempi considerevole. D’altra parte, non avevano tutti i torti: capitava di frequente che copie nuove tornassero nei magazzini in condizioni deplorevoli, o per incuria o per il cattivo stato delle macchine da proiezione. 

Il maggior tempo di lavoro di un Circolo del Cinema era assorbito dalla ricerca delle opere da programmare e dalla preparazione dei materiali informativi, dal ritiro e spedizione per ferrovia dei film, in quanto in quel periodo le “pizze” viaggiavano sui treni con la formula del “bagaglio appresso” oppure della “piccola velocità”. E subito dopo la proiezione bisognava reimballare la pellicola in una cassa, e, in mancanza di mezzi di trasporto più comodi, appoggiarla in precario equilibrio sul manubrio della bicicletta, pedalando velocissimi fino alla stazione, per spedirla al distributore o a sale di altre città dove il film era in programmazione.

Era un continuo scambio di raccomandate e telegrammi. Ombre rosse di Ford doveva arrivare a Verona da Genova, ma la copia viaggiava troppo lentamente sul treno merci dove era stata erroneamente caricata, facendoci soffrire per l’angoscia che non giungesse in tempo utile al Supercinema. A causa di vari disguidi, ad esempio, per Lampi sul Messico, che era in calendario domenica 11 aprile 1948, si dovette attendere fino al 2 maggio...

Così sono trascorsi anni di proiezioni, di telefonate, raccomandate, telegrammi, e chi più ne ha più ne metta. Oggi, per fortuna, le condizioni di trasporto sono cambiate in meglio, ma le telefonate, il lavoro di documentazione e i viaggi per cercare i film, le attese, le estenuanti contrattazioni, ecc. non sono finiti, anzi.....  Cinquantasette anni di passione, nel duplice senso di grande amore per il buon cinema, ma anche dell’eterna via crucis per riuscire a procurarselo.

 

 

I FILM  PRESENTATI  NEL    ANNO  SOCIALE  1947 – 1948

 

Tutto il mondo ride o Ragazzi allegri (Vesëlye rebjata) di Grigorij Aleksandrov - Urss, 1934   (proiezione speciale riservata ai Soci fondatori e simpatizzanti, svoltasi nel giugno 1947)

 

  1) Tabù (Tabu) di Friedrich Wilhelm Murnau - Usa, 1931

  2) Poil de carotte (Pel di carota) di Julien Duvivier - Francia,1932

  3) Mademoiselle Docteur (id.- edizione originale) di Georg W. Pabst - Francia, 1937

  4) L'uomo di Aran (The Man of Aran) di Robert Flaherty -  G.B., 1934

  5) Le due orfanelle (Orphans of the Storm) di David W. Griffith - Usa, 1922

  6) Ombre rosse (Stagecoach) di John Ford - Usa, 1939

  7) L'ammiraglio Nakimov (Admoral Nakimov) di Vsevolod I. Pudovkin  - Urss, 1946

  8) The Bank (Charlot inserviente di banca) di Charles S. Chaplin - Usa, 1915

  9) A Dog's Life (Vita da cani) di Charles S. Chaplin - Usa,  1918

10) The Fireman (Charlot pompiere) di Charles S. Chaplin - Usa, 1916

11) Trader Mickey di Walt Disney - animazione - Usa

12) Betty at Luna Park  di Max Fleischer - animazione - Usa

13) I Never Change My Altitude di Max Fleischer - animazione - Usa

14) Never Kick a Woman di Max Fleischer - animazione - Usa

15) Aleksandr Nevskij  di Sergej M. Ejzenstejn - Urss, 1938

16) La passione di Giovanna d’Arco (La passion de Jeanne d’Arc) di Carl Th. Dreyer - Francia, 1927

17) 1860 di Alessandro Blasetti - Italia, 1934

18) Quatorze juillet (Per le vie di Parigi) di René Clair - Francia, 1932

19) Cabiria di Piero Fosco (Giovanni Pastrone) - Italia, 1914

20) Il Milione (Le Million) di René Clair - Francia, 1931

21) Western Approaches di Pat Jackson (doc.) - Gran Bretagna,1944

22) Ciapaev di Georgij e Sergej Vasil’ev - Urss, 1934

23) Carnet de bal (Carnet di ballo) di Julien Duvivier - Francia, 1937

24) Goupi Mains-Rouges (La casa degli incubi) di Jacques Becker - Francia, 1943

25) La sposa venduta (Die verkaufte Braut) di Max Ophüls - Germania, 1932

26) Ultimatum (edizione originale) di Robert  Wiene - Germania, 1938

27) La femme de nulle part  di Louis Delluc - Francia, 1922