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RICORDO DI FERNALDO DI GIAMMATTEO

  • Data di pubblicazione 23 marzo 2005
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  • Categoria Archivio Storico - Attualità

Con la scomparsa del critico e storico del cinema Fernaldo Di Giammatteo, avvenuta a Bologna il 30 gennaio 2005, al mondo della cultura cinematografica viene a mancare una pietra miliare e il nostro Circolo perde un vero amico.
Il primo contatto con la nostra Associazione avvenne il 1° giugno 1954, quando lo invitammo a Verona a tenere una conferenza sul tema: “Il cinema italiano in crisi” presso la sala Professionisti e Artisti di via Oberdan. A quei tempi Di Giammatteo (che era nato a Torino nel 1922 e nel primo dopoguerra era stato giornalista per la “Gazzetta del Popolo” e per “La Stampa”) era da due anni direttore di un mensile di cultura cinematografica, la “Rassegna del Film”, da lui fondata nel febbraio 1952 nel capoluogo piemontese, la prima di una nutrita serie di iniziative editoriali destinate a più lunga vita e a maggior fama.
Ma già qui, nella Premessa della rivista, erano presenti le linee che avrebbero guidato tutta la sua futura attività di critico, saggista e storico: «porre il cinema sul piano della cultura», non limitando «la nostra attenzione ai film “importanti”, ma a tutta la produzione cinematografica che occupa gli schermi italiani... per non venir meno ad un dovere elementare: quello dell’informazione», perché «seguire da vicino la vita del cinema, in tutte le sue forme, e cercando di coglierne gli aspetti più significativi (dal punto di vista artistico, morale e sociale), ha già un implicito significato: quello di combattere il cinema inutile. Inutile, oltre che brutto. Su questo punto ci troviamo in molti d’accordo». Era vero, perché il pubblico cui era rivolta la rivista non era «un pubblico di iniziati... ma può coincidere con quello dei frequentatori dei circoli del cinema», che allora cominciavano ad ingrossare le loro file ed avevano, come noi, i suoi medesimi ideali culturali.
Di Giammatteo mostrava grande curiosità e desiderio di approfondire il fenomeno cinematografico fuori da ogni pregiudiziale e da ogni influenza. Per tutta la vita non si fece mai imbrigliare nei lacci della cinefilia, né in quelli dell’accademismo universitario, da cui si tenne ben lontano. I libri da lui scritti o curati testimoniano la sua onestà culturale, la chiarezza del giudizio, anche a costo di andare controcorrente. 
A Roma negli anni Cinquanta progettò e diresse la redazione dei sette corposi volumi del “Filmlexicon degli autori e delle opere”, nato come iniziativa culturale del Centro Sperimentale di Cinematografia, del quale Di Giammatteo fu poi vicepresidente, dal 1968 al 1974, sotto la presidenza di Roberto Rossellini.  Nel 1974 prese l’avvio la sua creatura più famosa, la mitica collana monografica “Il Castoro Cinema” dedicata ai registi: manualetti essenziali, che Di Giammatteo, curatore delle pubblicazioni fino agli inizi del 2001, affidava di volta in volta a studiosi e critici, controllandone i testi con rigorosa attenzione, perché avessero il marchio della chiarezza e della precisione.
Ma molti altri ancora sono stati i suoi meriti, e non si ha certo la pretesa di raccoglierli tutti in queste poche righe. Ricorderemo, tra l’altro, i suoi programmi televisivi e radiofonici sul linguaggio filmico, il suo lavoro alla Mediateca Toscana, gli articoli e i saggi di critica cinematografica per le riviste specializzate, la partecipazione a convegni, presentazioni di film, dibattiti. È stato autore di libri fondamentali, come il “Dizionario universale del cinema” in due volumi (Editori Riuniti,1984), riedito con gli aggiornamenti in quattro volumi dieci anni dopo; “Lo sguardo inquieto. Storia del cinema italiano dal 1940 al ’90” (La Nuova Italia, 1994); “Milestones - I trenta film che hanno segnato la storia del cinema” (Utet, 1998); “Storia del cinema” (Marsilio, 1998). Nel dicembre 2004 è arrivato in libreria un volume di 1080 pagine al quale ha dedicato tutte le sue ultime energie: il “Dizionario dei capolavori del cinema” (Bruno Mondadori), scritto con Cristina Bragaglia, sua valida partner anche per altre pubblicazioni.
    La riservatezza del carattere non gli impediva di essere sempre vitale nel profondere il proprio impegno nella diffusione della cultura cinematografica, generoso nel concedere aiuto e collaborazione. L’amicizia e la solidarietà sempre manifestate nei confronti della nostra Associazione, di cui comprendeva bene gli scopi e le difficoltà di percorso, resteranno sempre nella nostra memoria e negli annali del Circolo del Cinema.
Ricordiamo, ad esempio, come fosse lieto di partecipare alla manifestazioni celebrativa del Cinquantenario, presentando al Teatro Nuovo l’anteprima del film di Kenneth Branagh Hamlet. Fu per lui un’ulteriore occasione di sottolineare il ruolo culturale svolto dalla nostra Associazione, con la quale si sentiva in perfetta sintonia fin da quel lontano 1954. Tanto che, per manifestare concretamente la sua vicinanza e simpatia, sottraeva ogni tanto del tempo prezioso alla sua attività, per scrivere dei “pezzi”, veri saggi critici, da pubblicare sul nostro notiziario, come quello apparso il marzo 2003, “Aiuto, i restauratori”, che rifletteva con argomenti seri sull’attuale mania del restauro dei vecchi film.
Si dice spesso che le persone di valore dovrebbero essere eterne, e certamente la repentina scomparsa di questo grande studioso, che aveva un approccio originale e innovativo alle problematiche della settima arte, priva il cinema di una personalità davvero unica.