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Torino 2010 - Largo ai documentari

  • Data di pubblicazione 27 gennaio 2011
  • Autore Magè Avanzini
  • Categoria Attualità

Il cinema, forse influenzato dal successo dei reality televisivi, guarda sempre più alla storia e alla biografia per affrontare certi nodi o certe dimensioni del presente. Questa tendenza si è evidenziata anche a Torino.

Già dal 2000, quando è nata “Italiana.Doc”, la sezione dedicata ai documentari italiani - dalla quale sono emersi autori come Saverio Costanzo, Giovanni Piperno, Daniele Gaglianone, per dirne alcuni che sono diventati punti fermi del nostro panorama cinematografico -, il Torino Film Festival ha mostrato un occhio di riguardo per la “forma documentario” che sempre più influenza il cinema cosiddetto “normale”. Infatti a Torino si sono visti film dichiaratamente di finzione girati nella forma di inchiesta o di reportage: Vampires del belga Vincent Lannoo è un finto documentario su di una famiglia di vampiri che vive in Belgio; The Last Exorcism del tedesco Daniel Stamm racconta di un reverendo esorcista che ingaggia una troupe cinematografica per documentare come la pratica dell’esorcismo sia una truffa; RCL-Ridotte Capacità Lavorative di Massimiliano Carboni simula che il comico Paolo Rossi, accompagnato da una troupe molto improvvisata, arrivi a Pomigliano d’Arco per raccontare la crisi della Fiat e il referendum tra i lavoratori. Dei tre finti documentari certamente il meno riuscito è l’italiano, ricco di spunti interessanti, ma girato in soli 5 giorni, e la scarsa cura non paga: se piace Paolo Rossi che ha presentato il film come “intenzionalista”, si può anche vedere, ma le buone intenzioni non sempre bastano.

L’Italia ha presentato un vero documentario con Una scuola italiana di Giulio Cederna e Angelo Loy. Si tratta di una “scuola-scandalo”, la Carlo Pisacane di Torpignattara, quartiere storico di Roma oggi popolato da moltissime famiglie immigrate, tanto che gli alunni stranieri arrivano a superare l’80 per cento. Ma si ha l’impressione che sia l’unica scuola che funziona bene in Italia, se badiamo al caos in cui si agita tutta la scuola: mentre fuori infuria la protesta politica contro la “scuola-ghetto”, in classe maestre e operatori giocano assieme ai bambini tra i 3 e i 5 anni, li conducono nel magico mondo di Oz, lavorano con la collaborazione di tutte le mamme e ci invitano a interrogarci sul tema della cittadinanza ai bambini nati in Italia.

Da Roma andiamo a Torino, che ha reso omaggio alla sua famiglia imperiale - gli Agnelli - con il bellissimo documentario di Giovanni Piperno Il pezzo mancante. È la storia di una famiglia che ha fatto della riservatezza una regola di vita, tanto che ha collaborato ben poco alla nascita del film, realizzato utilizzando spezzoni di repertorio della Fiat, interviste ad alcuni amici, e anche fotogrammi animati per rendere sentimenti, emozioni in maniera immediata. È Edoardo il pezzo mancante? Certamente il suicidio del figlio maschio di Gianni Agnelli è uno dei temi forti del film, ma, come dice Piperno, i pezzi mancanti sono tanti: il più misterioso è Giorgio Agnelli, il terzo fratello di Gianni e di Umberto, di cui non si è mai parlato. Scopriamo che è morto a 36 anni in una clinica psichiatrica svizzera, che era affetto da schizofrenia; aveva convissuto per dieci anni con la poetessa e pittrice Marta Vio che, intervistata, parla di quegli anni e ricorda come Gianni e Susanna ritenessero il fratello malato un pericolo per la loro ufficialità. Scoprire che la famiglia Agnelli ha rimosso la sua memoria, non è un pettegolezzo, perché il tema della rimozione può riguardare tutti e poi perché le rimozioni che avvengono in una delle più importanti famiglie industriali italiane sono - come ha detto Piperno - «metafora del nostro Paese: un paese che non riesce a fare i conti con il proprio passato».

Da Torino andiamo a Detroit con ¿Requiem for Detroit?, un documentario - gioiello dell’inglese Julien Temple che ci parla della trasformazione di Detroit da ex capitale dell’auto a calamita di tutti gli artisti di strada d’America. Pensiamo al Lingotto, prima e dopo il restauro, pensiamo alla Torino arroccata sulla fabbrica Fiat, e alla evoluzione culturale e produttiva della Torino odierna. Bene, moltiplichiamo tutto per mille e non è niente a confronto di una Detroit, con case e uffici abbandonati, fabbriche dismesse (della Ford, della Chrysler e della General Motors) e strade fantasma, che denuncia un sistema economico in profonda crisi.

Ma stanno accadendo cose incredibili: dentro le strutture crescono i pini, rispunta la prateria, torna la natura. In questo momento i giovani americani in cerca di spazio, artisti, musicisti e pionieri sociali, invadono Detroit, desiderosi di sfruttare gli spazi urbani abbandonati e di sperimentare nuovi modi di vivere insieme. Buona visione, se il film troverà un distributore.