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VE 67. - Dalla Svezia il vincitore della SIC

  • Data di pubblicazione 01 dicembre 2010
  • Autore Anna Pasti
  • Categoria Attualità

Purtroppo, anche al festival di Venezia di quest’anno, che dovrebbe presentare il meglio della produzione cinematografica del mondo, il primo dato saliente è la pochezza di idee originali. Sarà forse questo nostro mondo così “glocal” che ci disperde in mille inutili rivoli a impedire agli sceneggiatori di focalizzare degli obiettivi e di produrre idee convincenti? Eppure il soggetto e il suo sviluppo nella sceneggiatura sono essenziali per produrre un buon film, per intendersi quello che quando si è seduti in sala si vorrebbe non finisse mai. Sta al regista (o spesso al produttore) individuare l’idea, al quale subentra lo sceneggiatore che nello script definisce i personaggi, svolge i dialoghi, ambienta le scene, talvolta dà indicazioni anche sul lavoro della macchina da presa. La sensazione oggi è proprio la latitanza di soggetti originali ed efficaci a sollecitare la nostra immaginazione. Forse per questo risultano molto più accattivanti i film che traggono dai romanzi il loro soggetto. Si veda il magnifico La solitudine dei numeri primi diretto da Saverio Costanzo e tratto dall’omonimo romanzo di Paolo Giordano, oppure La versione di Barney, anch’esso un successo editoriale opera di Mordecai Richler, del regista canadese Richard J. Lewis. Su questa linea, ecco quindi quanto gradita è stata la proiezione di Beyond della regista Pernilla August, basato su un romanzo e inserito all’interno della Settimana della Critica della quale è risultato vincitore.

Pernilla August, pietra miliare del cinema svedese, in realtà nasce come attrice sia di teatro che di cinema, scoperta nel 1982 da Ingmar Bergman, che la volle nel premio Oscar Fanny e Alexander, e miglior attrice al festival di Cannes del 1992 per il film Con le migliori intenzioni diretto dal danese Bille August, suo ex marito. Beyond è il suo esordio dietro la macchina da presa dopo il colpo di fulmine scaturito dalla lettura del romanzo della scrittrice finlandese Susanna Alakoski intitolato Svinalängorna e pubblicato nel 2006.

La Alakoski aveva ambientato la storia tra la Finlandia e la Svezia, sua patria d’adozione, e la trascrizione cinematografica parte proprio dalla sensazione sottesa di sradicamento derivata dalla doppia “cittadinanza”, dalla evidente difficoltà di inserirsi in un nuovo paese sia per lingua che per abitudini. Beyond racconta della figlia di una coppia finlandese emigrata in Svezia, Lena, costretta a fare i conti con un’infanzia drammatica. Il punto di vista narrativo è dato dal suo personaggio, dalla sua vita di oggi basata sulla faticosa rimozione del passato e dalla sua infanzia in una famiglia violenta. Il padre è un alcolista, quasi un cliché dell’uomo finlandese, sempre alla ricerca della bottiglia per annegare il dolore del sentirsi un paria nella moderna società svedese mentre la madre, un’ottima Outi Mäenpää (interprete di molti film di Aki Kaurismäki), non riesce a difendere né se stessa né i figli dalle intemperanze del marito. Il passato di Lena, madre di due figlie e moglie appagata, riemerge dopo una telefonata dalla madre dimenticata ricoverata in ospedale. Da questo momento il film si sviluppa su un doppio binario: Lena ammutolita e sofferente costretta a rientrare in rapporto con la madre e Lena bambina che cercava di proteggere suo fratello, la madre e se stessa dal padre.

Lena adulta è interpretata da Noomi Rapace, l’urticante Lisabeth Salander nella fortunata trilogia Millenium, mentre nelle scene dell’infanzia le subentra Tehilla Blad. È stata la stessa Noomi Rapace a consigliare al cast il suo alter ego bambina, una convincente adolescente cresciuta troppo velocemente. L’attore Ole Rapace è marito sia nella realtà che nella finzione di Noomi.

Per raccontare questo dramma psicanalitico, la regista avverte di aver cercato «di raccontare la storia con gli occhi della bambina e l’impatto che gli avvenimenti avevano avuto su di lei. Non mi interessa mai giudicare, è il pubblico che deve giudicare… Questa è l’unica cosa alla quale presto attenzione nel fare un film: essere reale e rendere credibili i personaggi e i rapporti tra di loro». Il pregio del film risiede nella sua grande forza nell’affrontare la tragica storia, nella pulizia delle immagini che senza orpelli ci conducono verso un classico lieto fine, la rinascita dopo aver fatto i conti con il passato. 

Ora, che forse state già pregustando di veder un bel film, vi dico anche che per il momento la distribuzione italiana non si è data da fare per acquistarlo; speriamo che sulla scia del successo commerciale della saga Millenium i distributori vogliano investire e che Beyond arrivi nelle nostre sale.