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VE 67. - Le Giornate degli Autori aprono all’Europa una finestra di dialogo

  • Data di pubblicazione 01 dicembre 2010
  • Autore Magè Avanzini
  • Categoria Attualità

Anche le Giornate degli Autori, giunte alla settima edizione, costituiscono un appuntamento importante e ormai costitutivo della Mostra d’Arte Internazionale di Venezia. Se la rassegna dei film è il cuore di questa sezione, non meno significativi sono stati gli incontri e i dibattiti con i registi, sia affermati maestri, sia giovani esordienti. Tra i primi basta ricordare Antonio Capuano che già nel 1991 vinse la Settimana della Critica con Vito e gli altri. Quest’anno Capuano era presente alle Giornate degli Autori con la sua ultima fatica, L’Amore Buio. Il lungometraggio, dedicato allo scomparso e compianto attore Corso Salani che nel film interpreta il padre di Irene, prende il via quando, alla fine di una domenica di mare, sole, tuffi e pizza, quattro ragazzi, adolescenti, stuprano Irene, pure lei adolescente. La mattina seguente Ciro, uno di loro, va a denunciare sé e gli altri. Le storie di Ciro in carcere per il suo crimine, e di Irene prigioniera psicologica dell’aggressione subita, poco alla volta si intrecciano, quando lui trova il coraggio di spedirle una lettera. E un barlume di ottimismo illumina il film altrimenti cupo, anche se riuscito nel dare umanità e speranza ai personaggi.

Tra i registi esordienti mi preme sottolineare la presenza di una giovane donna, Feo Aladag, nata a Vienna ma berlinese di adozione, presente alle Giornate con un film commovente e di grande intensità di contenuto e di interpretazione, Die Fremde - Wen We Leave. Il film narra di Umay, una ragazza nata a Berlino da famiglia turca, che, portando con sé il figlioletto, fugge da Istanbul e da un matrimonio a lei insopportabile, e raggiunge la sua città natale e la sua famiglia naturale, convinta di trovare amore e comprensione. Ma la pressione delle convenzioni di una società chiusa, che poco concede all’essere donna, provocherà una serie di conflitti con un tragico epilogo: l’omicidio, come impossibilità di accettare il presente e la perdita dei propri punti di riferimento. Nel film si parla di un mondo musulmano non ancora integrato nella cultura occidentale, ma troviamo i segni di un disagio che è anche nostro, della nostra società che continua a mietere vittime tra donne che non accettano la condizione di prigioniere cui molti uomini credono di destinarle. 

Die Fremde è uno dei tre film finalisti, ai quali le Giornate hanno dato visibilità, del concorso Premio LUX 2010 per il cinema europeo. Un riconoscimento voluto dal Parlamento di Strasburgo, i cui 736 deputati sono chiamati a votare il vincitore, che il 24 novembre sarà laureato nell’emiciclo del Parlamento dal Presidente dell’Assemblea e beneficerà di un finanziamento per i sottotitoli nelle 23 lingue ufficiali dell’Unione e per la produzione, per ogni stato membro, di una copia 35 mm o per l’edizione del dvd. Istituito nel 2007 (l’anno scorso andò a Welcome di Lioret), il Premio LUX intende testimoniare l’impegno del Parlamento sul fronte della cultura, utilizzando il cinema europeo d’autore per promuovere valori comuni e idee nuove in un dialogo per immagini e dibattiti che dalle Istituzioni europee arrivi al cuore dei cittadini.