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VENEZIA 2005 - LA SETTIMANA DELLA CRITICA

  • Data di pubblicazione 28 settembre 2005
  • Autore Magè Avanzini
  • Categoria Archivio Storico - Attualità

Promossa e organizzata dal Sindacato dei Critici Cinematografici Italiani, la Settimana Internazionale della Critica, giunta alla sua ventesima edizione, ha confermato di costituire un osservatorio attento e appassionato sui lungometraggi d’esordio provenienti da ogni parte del mondo. A conferma del successo maturato nel corso degli anni, le è stata assegnata una prestigiosa sede, la Sala Perla, come sede delle proiezioni.
Una straordinaria sorpresa è stata l’unico film italiano selezionato: Mater Natura del napoletano Massimo Andrei, che si è aggiudicato il premio del pubblico - Gan Assicurazioni di 3.000 euro, il premio Isvema di 50.000 euro e il premio Fedic della Federazione Italiana dei Cineclub.
Il film è una commedia dai mille colori e dalle mille sfaccettature, che si muove tra comico e tragico, tra momenti esilaranti e drammatici: nella Napoli più profonda e vivace assistiamo all’intrecciarsi delle vicende di un gruppo di transessuali, tra cui emerge Desiderio - a suo tempo Salvatore - che ama perdutamente un giovane bellimbusto, Andrea. Questi, pure innamorato, non ha il coraggio di confessare il suo imminente matrimonio con Maria. La inevitabile catastrofe finale si stempera quando la stramba compagnia, delusa da esperienze politiche e affettive, arriva a prendere possesso di un cascinale, alle pendici del Vesuvio, e crea un agriturismo, o meglio un “agrifuturismo”, specializzato in consulenze esistenziali e psicologiche per uomini che attraversano crisi di identità sessuale. C’è di tutto e di più in questa sceneggiata napoletana in cui personaggi meravigliosi si muovono al di fuori di ogni schema; c’è anche un messaggio di comprensione e tolleranza, un approccio non ghettizzante di questo mondo spesso fastidioso e ignorato.
Il film, girato con pochi soldi, in sole cinque settimane, con una troupe di amici che hanno creduto in quello che hanno fatto, può indicare una strada al cinema italiano che lamenta di non vincere mai niente: forse per vincere bisogna anche rischiare, e saperlo fare.
Un’altra pellicola molto interessante, che ci presenta squarci di una realtà del tutto ignorata, è Pavee Lackeen  (La Ragazza Pavee), del fotografo inglese Perry Ogden. Il film è un occhio di luce su un fenomeno poco conosciuto, come i “Traveller”, abitanti dell’Irlanda che, per rispetto alle loro origini celtiche, rifiutano le case classiche e scelgono di vivere in camper. Più documentario che film, Pavee Lackeen segue una settimana di vita dell’adolescente Winnie, sospesa da scuola e vagante per la città di Dublino. La segue mentre si confronta con una realtà che la attrae e nello stesso tempo le è indifferente.
Girato in digitale, con dialoghi spesso improvvisati, interpretato in gran parte da attori non professionisti appartenenti a una famiglia “Pavee”, il film manca di una volontà narrativa e rinuncia a improbabili sviluppi dei fatti: se svolta deve esserci alla fine del film, non va cercata sullo schermo, ma tra gli spettatori. La fotografia, molto raffinata, contrasta con la povertà del tema trattato, ma non perde mai di vista la composizione dell’ambiente e la profondità del ritratto.
Anche se non tutti gli altri film selezionati hanno lasciato un segno profondo, si può dire che la SIC ha confermato lo spirito che la anima: proporre dei film nuovi, coraggiosi, che possono alimentare la speranza che il cinema possa migliorare il mondo. È la speranza che tutti noi che amiamo il cinema abbiamo, è la speranza che fa vivere il nostro Circolo del Cinema.