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VENEZIA 2005 - ... O AEROPORTO?

  • Data di pubblicazione 30 settembre 2005
  • Autore Roberto Bechis
  • Categoria Archivio Storico - Attualità

Sicuramente le cose che si ricorderanno di più, negli anni a venire, di questa 62a edizione saranno tutte le barriere, i controlli e le prove di forza per riuscire ad accedere al proprio posto nella sala di proiezione.
Al di là delle importanti valutazioni su quali privazioni della libertà stia comportando questa dissennata (a dir poco) politica di scontro generalizzato, è interessante, perché più vicino ai nostri temi, constatare come questi “gironi infernali” del Festival per accedere alla visione dei film rappresentino, metaforicamente, le difficoltà della circolazione delle pellicole in Italia.
Come si è visto alla Mostra di Venezia (ma è un problema di tutti i festival mondani), si crede di promuovere il cinema semplicemente creando (o ricreando) il divismo, le aree riservate (in una forzata separazione tra divi e non-divi, tra gente-che-può e gente comune), le passerelle tra gli urletti delle fan e la caccia agli autografi.
Al contrario, è ancora sempre difficile che le opere più innovative arrivino poi sugli schermi delle nostre città, bloccate dalle leggi del mercato che regolano l’acquisizione e la distribuzione dei film e che finiscono per limitare la funzione stessa del cinema come veicolo di crescita culturale e sociale.
Ma partecipare alla Mostra di Venezia è sempre comunque molto interessante, non solo per vedere film destinati, purtroppo, all’oblio, ma anche perché, visitando il Lido in questi giorni, si può cogliere, con una attenta osservazione, uno spaccato della nostra attualità. Si potrà notare, ad esempio, come tutti questi controlli rappresentino molto bene la mancanza di collaborazione, la volontà di ricerca del nemico a tutti i costi, invece del dialogo e dell’incontro.
Sicuramente la vera novità di quest’anno, l’obbligo del passaggio nel metal-detector, ha complicato parecchio le cose, allungando le code particolarmente nei fine settimana, tanto da obbligare molti a saltare delle proiezioni per mettersi già in coda un’ora prima per la fila successiva.
In ogni caso, viste le difficoltà del momento storico che stiamo vivendo, si può dire che il direttore Marco Müller e i suoi collaboratori abbiano fatto del loro meglio in termini organizzativi e si siano potuti notare concreti miglioramenti rispetto all’ultima edizione.
Non è sicuramente cambiata, invece, la disastrosa situazione della ricezione alberghiera, la reale vulnerabilità dell’organizzazione del Lido rispetto alla paventata nascita concorrenziale di una manifestazione analoga a Roma dall’ottobre 2006.