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VENEZIA 2008: LA 23a SIC, UNA SETTIMANA DI RICERCA DI GIOVANI TALENTI

  • Data di pubblicazione 02 novembre 2008
  • Autore Magè Avanzini
  • Categoria Archivio Storico - Attualità

Giunta alla sua 23a edizione, la Settimana Internazionale della Critica, ospitata nella confortevole sala Volpi alla Mostra del Cinema, ha acquisito un prestigio sempre maggiore, riuscendo a selezionare e promuovere opere prime di notevole successo. Basti pensare a La ragazza del lago di Andrea Molaioli che, uscito vincitore dalla passata edizione della SIC, è diventato un successo dell’ultima stagione cinematografica. Quest’anno la commissione selezionatrice ha messo in cartellone sette lungometraggi di registi esordienti, provenienti da altrettanti paesi del mondo, tutti in prima mondiale. Grande fatica premiata dai buoni risultati.
Ad aprire la rassegna è stato presentato fuori concorso, perché già uscito nel suo paese, il norvegese Lønsj (Cold Lunch) di Eva Sørhaug.  È una commedia drammatica che racconta le vicende intrecciate di cinque persone che, in un quartiere residenziale di Oslo, vivono la loro giornata scandita da eventi bizzarri e da solitudini esistenziali. Su tutto e su tutti incombono gli uccelli, mai così minacciosi dai tempi di Hitchcock, a oscurare e far presagire sopraffazioni e crudeltà nei rapporti familiari e sociali. Con freddezza e rigore la Sørhaug ci accompagna in una Oslo ordinata che nasconde eventi terribili, violenze verbali e fisiche, dove a farne le spese sono sempre i più deboli, e le donne più di tutti.
In chiusura, presentato come evento speciale fuori concorso, è stato proiettato Pinuccio Lovero - Sogno di una morte di mezza estate del giovane regista pugliese Pippo Mezzapesa. Non si tratta di una fiction, ma di un “piccolo” documentario surreale che racconta la storia vera di Pinuccio Lovero, compaesano del regista. Pinuccio fin da piccolo ha dimostrato una particolare propensione a prendersi cura dei morti e, giunto ai quarant’anni dopo vari lavori precari, finalmente riesce a coronare il suo sogno: diventare becchino, o meglio custode “a livello cimiteriale”- come lui dice. E così nel mezzo di un’estate torrida lo vediamo fermo davanti al cancello del “suo” cimitero di Mariotto, frazione di Bitonto, in fiduciosa attesa del suo primo funerale. Il guaio è che in cinque mesi nessuno è morto e Pinuccio bagna i fiori, lustra le lapidi, ma ha tanto tempo libero, così porta il regista, e noi con lui, in giro per il paese, nella piccola provincia del profondo Sud. Questo piccolo uomo, dal volto solcato e dal sorriso di bimbo ci conduce in un mondo semplice, apparentemente felice, ma ricco di temi fondamentali come il rapporto con l’aldilà, il culto dei morti, la precarietà del lavoro. Il film è stato accolto con grande entusiasmo e molto applaudito, grazie anche alla presenza del simpatico Lovero, interprete di se stesso.
Tra i film in concorso il premio è andato al francese L’apprenti di Samuel Collardey. La storia ha per protagonista Mathieu, un quindicenne che vive con la madre separata da un marito poco affidabile, praticamente assente dalla vita del ragazzo. Mathieu studia in un istituto agrario e per svolgere il suo apprendistato si reca in una fattoria nel sud della Francia. Qui instaura con Paul, l’anziano proprietario, un legame solido e intenso che va oltre la semplice relazione apprendista-maestro, ma assomiglia piuttosto ad un rapporto padre-figlio. L’apprenti è un film fresco e autentico, funziona bene nella circolarità della messa in scena che ci mostra l’arrivo e la partenza di Mathieu a inizio e fine anno. È una commedia di crescita personale e relazionale che riesce a mantenere integre la libertà e l’identità dei due protagonisti che pure cercano un padre sostitutivo e un figlio perduto. Certamente il film più atteso, premiato come migliore opera prima di tutto il festival, è Pranzo di Ferragosto del non più giovane esordiente Gianni Di Gregorio. Sessantenne il regista, ultraottantenni le quattro splendide protagoniste che hanno messo in scena un delizioso e prezioso film che ha toccato il cuore di pubblico e critica. Alla vigilia di Ferragosto, in piena canicola romana, Gianni e la vecchia madre, nobildonna decaduta, si prestano ad ospitare altre tre “vecchiette” in cambio dell’abbuono delle spese condominiali e della promessa di un controllo medico; così l’amministratore dello stabile e il dottore possono stare tranquilli. Il film è in gran parte frutto dell’esperienza personale del regista che, orfano di padre, ha dovuto prendersi cura della madre e ha potuto vivere da vicino la solitudine, la vulnerabilità, l’arguzia di chi ha il peso di tanti anni sulle spalle. Le quattro protagoniste, signore che non avevano mai recitato, hanno dimostrato una stoffa da professioniste consumate e hanno tratteggiato un mosaico complesso e verosimile dell’età anziana. Si sono presentate al Lido come dive e come tali sono state accolte e applaudite. Forse per piacere non occorre più essere giovani e belle e liftate...