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VENEZIA 2008: LE OPERE DEL CONCORSO PRINCIPALE

  • Data di pubblicazione 29 settembre 2008
  • Autore Roberto Bechis
  • Categoria Archivio Storico - Attualità

Molte delle opere presenti nel Concorso principale sono state di sicuro interesse e alcune di queste avranno sicuramente un buon risultato ai botteghini. D’altronde, lo scopriremo molto presto, poiché ancor più quest’anno si è accentuata la scelta dei distributori di far uscire nelle sale molti dei film in Concorso a premi non ancora assegnati: è il caso, in particolare, di molti film italiani. Scelta discutibile, perché, se da un lato ci si avvale dell’effetto trascinante dell’evento veneziano, dall’altro si rischia di puntare molto su opere che poi avranno risultati mediocri al Lido (vedi Il giorno perfetto). Ma questa è la tendenza, per cui vale la pena di rallegrarsi della possibilità per il pubblico di vedere rapidamente almeno buona parte dei film italiani in Concorso, senza sobbarcarsi le fatiche e i costi nel recarsi alla Mostra veneziana. 
Un fatto certo, al di là delle valutazioni, è la particolare attenzione che si è voluto dare quest’anno da parte dei selezionatori ai film italiani: ben quattro le pellicole in Concorso, con risultati discordanti.
Tutt’altra storia è per la maggioranza delle opere non sufficientemente sponsorizzate - specialmente quelle delle altre Sezioni (come il bellissimo PaRaDa di Marco Pontecorvo, visto in “Orizzonti”) ma anche in Concorso -  per le quali l’unica possibilità di essere viste in Italia è che siano acquistate da un distributore coraggioso e scelte poi da un volonteroso Cineclub.
Il presidente della Giuria, Wim Wenders, ha coordinato un gruppo di giurati particolarmente qualificati e tutti insieme hanno scelto per il Leone d’oro come miglior film The Wrestler di Darren Aronofsky, con uno straordinario e redivivo Mickey Rourke come protagonista. Un film, al di là del tema, bellissimo per la capacità di emozionare e di coinvolgere lo spettatore. Il Leone d’argento per la migliore regia è stato assegnato a Aleksey German Jr. per Paper Soldier, mentre il Premio Speciale della Giuria è andato al film Teza di Haile Gerima.
La giuria è stata a lungo a discutere sulla possibilità di premiare Isabella Ferrari come migliore attrice (una delle poche cose positive de Un giorno perfetto di Ferzan Özpetek, film deludente, a parer mio, nella sua superficialità) e il film La terra degli uomini rossi di Marco Bechis, ma alla fine, tra i film del Concorso principale, il cinema italiano è stato premiato solo per il miglior attore, grazie a Silvio Orlando (e anche grazie al regolamento della Mostra, che impedisce di premiare due volte lo stesso film, eliminando in questo modo Mickey Rourke, candidato per la stessa categoria), a cui è stata assegnata la Coppa Volpi per la sua partecipazione a Il papà di Giovanna di Pupi Avati. L’opera di Pupi Avati ha saputo valorizzare le capacità interpretative di Orlando, particolarmente coinvolto, come ha dichiarato in conferenza stampa, dal tema della relazione e del dialogo tra padri e figli adolescenti.
L’interpretazione intensissima e commovente della bravissima attrice francese Dominique Blanc nel film L’autre, ha messo in luce anche la forte capacità di introspezione dei registi Patrick Mario Bernard e Pierre Trividic nel mondo della gelosia e della solitudine metropolitana.
In conferenza stampa, i registi hanno sottolineato come abbiano liberamente tratto la sceneggiatura del film dal romanzo “L’occupation” di Annie Arnaud, volendo quasi creare un dialogo con il libro, più che realizzarlo cinematograficamente. Valorizzando sicuramente, possiamo aggiungere, la splendida interpretazione di Dominique Blanc.

Infine, merita sicuramente un plauso un film che non ha ricevuto premi ufficiali, seppur splendido e magico nella sua semplicità: il cartone animato Ponyo on the Cliff by the Sea del maestro giapponese Miyazaki. Il ritorno al disegno tradizionale del famoso autore di cartoni animati, da anni passato alla computer grafica, ha dato come risultato un’opera grandiosa ed emozionante non solo per la bellezza del disegno in sé (oltre 14.000 quadri, 4 anni di lavorazione), ma anche e soprattutto per la dolcezza e l’eleganza dei movimenti. La difficoltà di coordinare l’attività di centinaia di disegnatori (ogni più piccolo personaggio è stato disegnato da diversi artisti), non ha impedito al regista di creare emozioni fortissime, toccando corde ancestrali, profonde e primordiali site in ognuno di noi.