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VENEZIA 2008: LUCI E OMBRE SULLA MOSTRA

  • Data di pubblicazione 29 settembre 2008
  • Autore Magè Avanzini
  • Categoria Archivio Storico - Attualità

La festa è finita... la festa comincia.  Settembre 2007... agosto 2008. Un anno è volato ed eccomi qui a Venezia per la 65. Mostra del Cinema, anzi eccomi già di ritorno da Venezia, un poco stanca, un poco confusa, con l’impressione di poco di nuovo sotto il sole del Lido.
Come direttore è stato riconfermato per il secondo quadriennio Marco Müller, come sede è rimasto il vecchio Palazzo del Cinema elegantemente avvolto da un telo bianco squarciato da tre grandi leoni che virtualmente avanzano verso il futuro, ma sempre carente di sale e di gabinetti. Era stato assicurato un cartellone di film di qualità, meno lustrini e più sostanza. Il meno lo si è visto nelle sale spesso semivuote, nelle code striminzite, nell’hotel Excelsior disertato dai divi e dalle stelline del passato, lo si è sentito nell’atmosfera generale sottotono, nei mugugni di albergatori e baristi che non hanno fatto gli affari che si aspettavano. E poi i soliti scontenti che si sono scatenati denunciando noia, schifo o banalità sull’ormai famoso “muro del pianto” ideato da Gianni Ippoliti.

Di fatto c’era una grande attesa per i film italiani e c’era la speranza che si potesse bissare il successo di Cannes. I lungometraggi in concorso sono piaciuti poco al pubblico e poco assai alla critica, che ha visto nel premio a Silvio Orlando un contentino al paese ospite - senza nulla togliere alla professionalità del nostro bravo attore. Hanno invece avuto un notevole successo altri film italiani non in concorso. Penso a Un altro pianeta di Stefano Tummolini, toccante nel descrivere la ricerca compulsiva di incontri carnali e il bisogno di amore nel mondo dei gay. Bravissimi gli attori. Penso a Puccini e la fanciulla di Paolo Benvenuti e Paola Baroni, in cui le immagini e la musica hanno reso superflua la parola. Penso a Pranzo di Ferragosto di Gianni Di Gregorio, promosso dalla Settimana della Critica, che ha colpito al cuore, ha commosso e divertito nel racconto di un incontro di quattro vecchie signore che misurano la loro solitudine e la loro vitalità. Forse dobbiamo smettere di recitare il de profundis per il nostro cinema, lunga vita gli auguriamo. Auguro e auspico anche una presenza più consistente di registe donne. Non è bello e non è giusto fare una distinzione per categorie sessuali, ma i film delle pochissime donne registe sono stati tutti apprezzati. Basta ricordare 35 Rhums di Claire Denis; Broken Lines di Sallie Aprahamian; Hurt Locker di Kathryn Bigelow; Les plages d’Agnès di Agnès Varda; Eve di Natalie Portman. Sono tutti film belli, duri, commoventi, intensi, diretti da donne che sanno quello che vogliono e che contraddicono l’immagine sconfortante di donne raccontate da registi maschi: donne violentate, malate, incapaci di un rapporto autonomo con il mondo, dipendenti e vittime dell’uomo che hanno accanto.