Condividi

Venezia 69. Il ruggito della qualità. Ma un leone manca.

  • Data di pubblicazione 03 ottobre 2012
  • Autore Lorenzo Reggiani
  • Categoria Attualità

La Mostra del Cinema ai tempi di Barbera e della crisi. I film in cartellone al Lido per l’edizione 69 sono stati 76 contro i 140 dell’anno scorso, quasi il 50 per cento in meno, mentre gli incassi sono scesi solo dell’8 per cento. Quest’anno meno feste, meno divi e divismo, meno curiosi, meno resse. Ma più qualità. Per una volta, non accadeva da molti anni, il concorso di Venezia era superiore al ben più importante festival di Cannes, anche se le ultime pellicole in gara hanno un po’ abbassato la media.
Il verdetto partorito dalla giuria presieduta da Mann ci è sembrato nel complesso soddisfacente ed equilibrato ma discutibile nell’assegnazione del Leone d’oro a “Pietà” del sud coreano Kim Ki-duk, un film durissimo, violento sul piano fisico (con sangue ed orrori sufficienti per far abbassare lo sguardo a molti spettatori) e psicologico, anche se realizzato molto bene con momenti di grande poesia. Ma discutibile soprattutto per l’assenza nel palmares (se non per un premio minore) di “Bella addormentata” di Marco Bellocchio. Non per sciovinismo, non perché bisognava premiare un film italiano dopo 14 anni, ma perché l’opera del regista piacentino affronta con coraggio ed onestà lo scottante tema dell’eutanasia, in equilibrio rispettoso tra laicità e senso religioso. Forse non il capolavoro di Bellocchio, ma uno dei suoi film migliori. E uno dei migliori in gara al Lido. Al pari senz’altro di “The Master” di Paul Thomas Anderson, meritatamente premiato con il Leone d’argento e con la Coppa Volpi ex aequo ai due interpreti. Anche “Paradise: faith” dell’austriaco Ulrich Seidl ha in definitiva meritato il premio speciale della giuria, giustamente incurante degli scandali (presto sopiti, ma forse solo “in letargo”) di un film urticante, che fotografa la desolante parabola del cattolicesimo deviato. La vera sorpresa è stata la coppa Volpi ad Hadas Yaron, eroina di “Fill the void” dell’israeliana esordiente Rama Burshtein. Ma a chi sennò? Alla finta madre di “Pietà”? Altra piccola delusione per “Après mai” di Olivier Assayas, un ritratto, in parte autobiografico, della disillusione delle generazioni postsessantottine: per lui solo il premio per la migliore sceneggiatura.
In fondo alla lista di Venezia 69, last but not least, i riconoscimenti per i nostri. Daniele Ciprì, regista di “È stato il figlio”, è stato premiato per il miglior contributo tecnico, mentre Fabrizio Falco ha avuto il Premio Mastroianni come giovane attore emergente per due film: “Bella addormentata” e “È stato il figlio”. Italiani. Alla faccia delle polemiche e del “non ci premiano mai”.

Cliccare qui per leggere tutti gli altri contributi critici degli inviati del Circolo del Cinema alla Mostra di Venezia (inserto del periodico "Filmese-Schermi d'autore" di novembre 2012).