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FÉLICITÉ

  • Proiezione 08 febbraio 2018
  • Regia Alain Gomis
  • Durata 2h9min
  • Origine Belgio, Francia, Germania, Libano, Senegal, 2017

Congo, Kinshasa. Félicité è una cantante che si esibisce, molto apprezzata, in un locale dove ci sono persone che ascoltano ed altre che litigano. Un giorno la sua vita cambia improvvisamente: il figlio adolescente ha un incidente e deve essere operato con urgenza. La madre inizia un pellegrinaggio per raccogliere velocemente il denaro necessario per l'intervento risolutore e non invalidante ma quando torna in ospedale scopre che l'attesa è terminata e i medici gli hanno amputato una gamba. Da quel momento tutto sembra precipitare ma Félicité si ritrova insapettatamente a fianco Tabu, un uomo apparentemente alla deriva, che finisce con il caricarsi del ruolo della figura paterna per il ragazzo.

Alain Gomis (regista originario della Guinea Bissau e del Senegal) ha trovato, dopo una lunga serie di incertezze, in Vero Thsanda Beya una protagonista, alla sua prima apparizione sullo schermo, capace di tenere la scena non solo grazie alla propria voce ma anche a una presenza fisica e a un volto che sanno esprimere forza ma anche tenerezza.

Con lei protagonista aveva la possibilità di offrire al cinema un ritratto di donna capace di accettare le proprie debolezze, di non negare il bisogno di aiuto, di essere madre e al contempo donna nel senso più pieno della parola. Ha però in qualche misura perso l'occasione grazie all'eccesso di collaborazioni artistiche (sviluppatesi su più piani, da quelle di artisti visuali al poeta nigeriano Ben Okri) che sembrano aver impedito al regista e ai suoi co-sceneggiatori di autoimporsi revisioni dello script che portassero a una maggiore efficacia di sintesi. Si finisce invece per vedere sovrapposti troppi elementi. Oltre al personaggio della protagonista, che da solo sarebbe stato sufficiente per sostanziare il film, si vuole andare a leggere la condizione sociale del Congo che ha avuto nell’ultimo secolo vicende che definire tormentate significa essere eufemistici. Lo si fa in filigrana attraverso il personaggio di Tabu che, da solo, avrebbe potuto attraversare il soggetto di un altro film. Si aggiunge poi un contraltare musicale alle esibizioni di Félicité con un'orchestra e un coro che suscitano reminiscenze kieslowskiane ma risultano inutilmente sovrabbondanti e frammentari.

regia: Alain Gomis – sceneggiatura: Alain Gomis, Olivier Loustau, Delphine
Zingg – fotografia: Céline Bozon – montaggio: Alain Gomis, Fabrice
Rouaud – scenografia: Oumar Sall – musiche: The Kasai Allstars
– interpreti: Véro Tshanda Beya Mputu (Félicité), Gaetan Claudia (Samo),
Papi Mpaka (Tabu), Nadine Nde-bo (Hortense), Elbas Manuana
(Luisant) – produzione: Andolfi, Cinekap, Granit Films – Belgio, Francia,
Germania, Libano, Senegal, 2017 – 2h 9’ – v.o. sottotitolata in italiano