Condividi

È da Oscar?

  • Data di pubblicazione 26 febbraio 2016

  Lo è stato o lo sarà mai ?

Piccola e frivola considerazione per restare fedele alle esigenze del momento

 

 

Curioso che abbia scritto questo articolo una sera che in TV davano The Departed, perché proprio di uno dei protagonisti in questione si parla.
Di chi altri potrebbe trattarsi se non del divo chiacchierato a iosa, sul quale media e social ci bombardano continuamente. Colui che potrebbe fallire nel conseguimento dell' Oscar anche quest'anno. Attore ma non solo, produttore che strinse un sodalizio con il regista Martin Scorsese oltre a parecchie collaborazioni di primo livello. Rullo di tamburi:...Leooonardooo Diiiii Caapriooo.
"Il modo migliore per recitare una parte è quello di viverla" scriveva Sir Arthur Conan Doyle e stando a questa asserzione si potrebbe dunque dedurre
che gli sforzi impegnati in The Revenant possano dare dei frutti (quelli tanto attesi, sperati e agognati magari).
Ma come in tutte le cose, forse per fortuna, non tutti la pensano alla stessa maniera; conversando con un amico infatti è emerso un pensiero interessante che ha dato vita a questa riflessione. Confrontiamoci: stabilito che indiscusso è il suo talento e che, sin da bambino, abbia sviluppato passo dopo passo con costanza e perseveranza una carriera attoriale notevole, tra le migliori della sua generazione, c'è chi vede Di Caprio come colui che sa e può impersonare solo il malato mentale o un urlatore che sbraita imbestialito, e che a differenza di qualcun altro ugualmente piacente (Brad Pitt) non sarebbe in grado di ricoprire ruoli di personaggi comici, mancando di versatilità. C'è la convinzione che si vede che recita, recita bene ma in modo lampante, finto e costruito, non come un Matthew McCounaughey strepitoso in The Wolf of Wall StreetDallas Buyers Club o True Detective.
Potrebbe dunque trattarsi unicamente di facciata? Di quel bel faccino tanto attribuitigli e ricercato a suo tempo dalle giovani?
Qualcosa comunque continua a lasciarmi perplessa ed io seguito rimuginando arrovellandomi, mentre nella mia testa persiste-insiste senza sosta ciò che segue:
Fatto il suo nome a me viene subito in mente il piccolo Arnie  (1) , uno dei suoi primi ruoli tra l'altro, e davvero non comprendo come si possa svalutarlo dopo una simile interpretazione, dove pure una persona come mia mamma che l'ha sempre visto come il bel giovane Jack Dawson  (2) ,ammette confidandosi: "Lo sto proprio rivalutando sai, non che me ne intenda, ma c'è molto di più sotto". E secondo me ha visto bene. C'è poi da considerare e da capire che le sue caratteristiche fisiche in questo caso sono anche e soprattutto un limite, una vera e propria barriera, impedendoci di concentrarci prettamente sulla recitazione.
Occorrerebbe inoltre mettere da parte, giusto per un paio d'ore ,tempo di un di film o quanti se ne voglia, le proprie convinzioni (forse più pregiudizi) e analizzarlo ulteriormente. Perché di fatto, impersona un perfetto bambino ritardato che sa commuovere e diverte teneramente. Per passare ad un suo io più leggero e fresco sveglio e scanzonato al
limite del comico, quasi un decennio dopo (Catch Me If You Can, Steven Spielberg 2002), recitando tanti altri ruoli negli anni.
Magari gli si può rimproverare d'aver vestito molti più panni di allucinati o sgradevoli soggetti, ma con che carisma l'ha fatto! Sminuirlo così, apparirebbe un'accusa di pessima classe, una caduta di prim' ordine. Ma continuiamo con il Teddy Daniels  (3) agente instabile che lotta con un dolore interiore, poiché angosciato dagli orrori della guerra e segnato dalla morte della moglie; il Frank Wheeler  (4) marito in una coppia benestante apparentemente normale, ma che invece cova qualcosa di davvero insano e marcio dove l'ansia e il malessere non abbandonano lo spettatore per un secondo (e mi sbilancerei a dire che proprio per questa ragione non mi piacque; una volta terminato ne rimasi fortemente scossa). Per non parlare del sadico pazzo furioso Calvin Candie  (5) che di dolce non ha nulla
fuorché il nome, la cui ottima performance venne superata dall' eccellente Christoph Waltz alias Dr. King Shultz o dell' eccelso sé come Howard Hughes  (6), fobico paranoico ossessivo-compulsivo, capace di tener testa ad un Jack Nicholson (One Flew Over the Cuckoo's Nest) o ad un Heath Ledger (The Dark Knight) altrettanto spettacolari e terrificanti.
Okay, finora non si è ancora aggiudicato un Oscar, ma non è il solo tra grandi a cui nonostante le candidature gli sia stato soffiato (non fan gli Oscar il buon attore...e viceversa).
Ha riportato pure dei flop, com'è umanamente giusto che sia (vedi The Man in The Iron Mask). Ma che venga addirittura paragonato ad un Robert Downey Jr. Il quale sì, indossa solo una maschera di ferro o si finge investigatore (a parer mio indubbiamente surclassato da un immenso Benedict Cumberbach, neanche lontanamente comparabile), non ci sto.
Rimane tuttavia così labile il confine tra arte e imitazione, esperienza e ingenuità, critica e pubblico, da domandarci chi ha definito cos'è davvero bello e perché.