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«Il festival è un'invenzione senza futuro?» Riflessioni di Marco Müller, direttore della Mostra di Venezia

  • Data di pubblicazione 10 novembre 2010

Venerdì 12 novembre, a partire dalle ore 17, si terrà il terzo ed ultimo appuntamento del ciclo “Incontri di Autunno 2010”, conferenze sulla settima arte organizzate dal Circolo del Cinema nella chiesa di S. Pietro in Monastero di via Garibaldi 3, gentilmente concessa dalla Fondazione Cariverona, con entrata libera fino ad esaurimento dei posti.

Protagonista di questa giornata con una conversazione sul tema: “Il festival è un’invenzione senza futuro? Riflessioni di un fabbricante”, è Marco Müller, direttore della Mostra del Cinema di Venezia.

Coordina l’incontro il giornalista Lorenzo Reggiani.

Formatosi con studi di orientalismo e specializzazione in Cina, Müller è noto per il suo fondamentale contributo alla scoperta e diffusione di cineasti e cinematografie, in particolare del sud-est europeo e dell’Asia, tanto da meritare prestigiosi riconoscimenti internazionali, come il Premio per le Arti e le Lettere della Japan Foundation (Giappone, ottobre 2008), l’Orden Druzhby (Federazione Russa, giugno 2010) ed il recentissimo Premio per il Contributo all'Amicizia, conferitogli a Roma in occasione dell’apertura dell’Anno della Cultura Cinese in Italia.
Il suo profilo di “fabbricante di festival” prende forma a partire dal 1978 con varie collaborazioni nei festival internazionali, nate da una eclettica attività di ricerca, di insegnamento, di critico e storico del cinema. Sua è la prima grande retrospettiva della storia del cinema cinese, Ombre elettriche (Torino, 1982); in seguito dirige la Mostra di Pesaro, il Festival di Rotterdam, il Festival di Locarno, del quale rinnova i criteri di programmazione; nel 2004 è nominato direttore del Settore Cinema della Fondazione La Biennale di Venezia e della Mostra del Cinema.
Prestigiosa è anche l’attività di responsabile del Dipartimento Film e Video di Fabrica (centro di ricerca sulla comunicazione del Gruppo Benetton nato nel 1994), dove si occupa della formazione di giovani cineasti e si precisa il suo nuovo profilo di produttore cinematografico per Fabrica Cinema, creata da Müller a fianco del Dipartimento. Da questo lavoro produttivo escono film laureati nei festival: ad esempio, Lavagne di Samira Makhmalbaf (Iran), premio speciale della giuria a Cannes 2000; No Man’s Land di Danis Tanovic (Bosnia), Oscar 2002 per il miglior film straniero; Il voto è segreto di Babak Payami (Iran), premio per la regia a Venezia 2001. Fonda poi nuove case di produzione come Riforma Film in Svizzera e Downtown Pictures in Italia (tra i film qui prodotti, La guerra dei fiori rossi di Zhang Yuan, presentato al Sundance e alla Berlinale 2006).