Condividi

Ricordo di Lietta Tornabuoni, gentile amica e grande giornalista

  • Data di pubblicazione 22 gennaio 2011

 

La scomparsa, avvenuta a Roma lo scorso 11 gennaio, della giornalista e critico cinematografico Lietta Tornabuoni ha destato emozione e cordoglio in tutto il mondo della stampa e del cinema. I colleghi, gli amici, la gente di spettacolo hanno detto e scritto parole di grande ammirazione per le sue eccezionali doti umane e professionali. Lietta non era una donna comune, aveva un grande talento nel capire il valore delle cose e delle persone, un grande entusiasmo nel suo lavoro, un sempre vivo desiderio di conoscere e di approfondire la realtà, così come le appariva attraverso le trasformazioni della società e come la vedeva rappresentata sullo schermo nel buio di una sala cinematografica. Aveva quella modestia innata che solo i personaggi davvero grandi possiedono, un tratto del carattere che la accomunava empaticamente a Stefano Reggiani, il critico ufficiale de La Stampa che le era caro come un fratello, perché avevano lo stesso modo rigoroso e profondo di affrontare un pezzo di critica cinematografica o di costume sociale & politico.
Lietta Tornabuoni si era avvicinata al Circolo del Cinema proprio grazie alla comune amicizia con Reggiani, già socio del Circolo e rimasto sempre in contatto con il sodalizio anche dopo la sua partenza da Verona per andare a lavorare a La Stampa. Alla scomparsa di Stefano, sempre rimpianto, Lietta lo sostituì completamente nei legami di preziosa collaborazione e di solidarietà con il Circolo: apprezzava le nostre iniziative, si preoccupava di raccogliere per il nostro archivio materiali dai festival, era una gioia vedere arrivare le grandi scatole con libri, cataloghi, opuscoli, fotografie, che ci inviava direttamente da Cannes via aerea a sue spese. Perché era generosa e aveva grande stima dell’attività svolta dal Circolo e dal suo presidente. Quando la si incontrava alla Mostra veneziana, si preoccupava sempre dello “stato di salute” dell’Associazione e dei problemi della sede; chiedeva: «Cosa si dice a Verona di questa Mostra?»; ci anticipava i commenti che avremmo letto il giorno dopo sul suo quotidiano.
A partire dal 1990 era subentrata a Reggiani, deceduto nell’ottobre 1989, come inviata de La Stampa a Verona per la Settimana Cinematografica Internazionale, di cui aveva compreso l’importanza per l’ampia informazione su singole cinematografie straniere visibili solo in parte nei festival tradizionali. Sempre sorridente, quasi mai un filo di trucco, l’immancabile giro di perle al collo, unica “civetteria” di un’eleganza che non aveva bisogno di orpelli, era precisa, puntuale, non mancava mai ad un film, ad una conferenza stampa con gli autori, ad una Tavola rotonda, cui a volte partecipava.
Quando Pietro Barzisa ebbe l’idea di promuovere, nell’ambito della Settimana, fino ad allora rigorosamente non competitiva, un Premio dedicato a Reggiani, assegnato al migliore tra un gruppo di film in concorso da una giuria di soli critici italiani e stranieri, ne fu felicissima e si attivò personalmente presso l’Editrice La Stampa per far ottenere al premio il necessario finanziamento. Fu orgogliosa di presiedere nel 1991 la giuria della 1a edizione del “Premio Stefano Reggiani”, attribuito ad un film ricco di umanità e di stile sobrio, rispondente in pieno a quell’idea di “Cinema civile” con cui Reggiani trent’anni prima aveva esordito nella critica cinematografica.
Lietta aveva poi manifestato con articoli pieni di sdegno, assieme al critico Tullio Kezich, contro la soppressione della rassegna veronese ed il “Vuoto che avanza”. Il mancato soggiorno annuale a Verona non aveva però smorzato il suo interesse per il Circolo, del quale leggeva sempre i “Filmese”, incuriosita anche perché, diceva, «qualche volta ci sono anch’io». Negli ultimi due-tre anni a Venezia ci era apparsa più sofferente, ma sempre pronta a reagire per essere in sala al tempo giusto, per scrivere quegli articoli che lei sentiva come un dovere e insieme una gratificazione personale.
Il giornalismo italiano ed internazionale ha perduto una scrittrice straordinaria, ma anche noi sentiremo la perdita della sua amichevole e rassicurante presenza. Ci mancherà soprattutto il pensiero, come bene ha scritto Natalia Aspesi, di «una persona anticonformista, di profonda moralità laica, senza padroni». (Cines)

Nella foto:  Lietta Tornabuoni legge la motivazione dell’assegnazione del “Premio Stefano Reggiani” al film austriaco Schalom, General di Andreas Gruber, in occasione della 21a Settimana Cinematografica Internazione di Verona dedicata al “Cinema della Mitteleuropa” (aprile 1991), tenutasi nella sala del glorioso Cinema Filarmonico.