1976

Riuniti per un pranzo nella loro dimora estiva, i membri di una famiglia borghese di Santiago ridono commentando: “siamo così cupi noi cileni. Un paese davvero triste.” 1976, acuto debutto alla regia dell’attrice Manuela Martelli, racconta un momento di svolta nella vita di Carmen, una casalinga borghese annoiata, che la sveglierà da un lungo sonno anestetizzato. Carmen, interpretata da Aline Küppenheim, si trova in una località di mare impegnata a seguire i lavori di ristrutturazione della casa estiva di famiglia, quando la sua vita agiata viene scossa da un incontro. Dopo essere stata approcciata dal sacerdote di zona, Padre Sánchez, a conoscenza del suo passato nella Croce Rossa, Carmen inizia a prendersi cura di Elías, un giovane ferito da un’arma da fuoco, che scoprirà presto far parte della resistenza contro il regime. Il colpo di stato del 1973 che portò il generale Augusto Pinochet ad instaurare un regime dittatoriale in Cile, sembra non aver toccato la vita di Carmen e la sua famiglia, ma una volta sola sulla costa, la dura realtà politica e sociale del paese diventa sempre più difficile da ignorare. La sua vita tranquilla ma malinconica si trasforma gradualmente, fino a condurla nel mezzo del conflitto, e Martelli racconta il cambiamento interiore di Carmen con delicatezza. Costruendo un noir tanto delicato quanto viscerale, la regista utilizza il linguaggio cinematografico per comunicare il conflitto interiore della protagonista, che pur essendo desiderosa e disposta ad aiutare è anche segretamente tormentata da paura e paranoia. Carmen viene introdotta come una donna elegante e controllata, impegnata in attività altruiste ma non per questo appaganti, e la narrazione distesa riflette il suo discontento. Aline Küppenheim incarna magnificamente questa distensione che appartiene tanto alla narrazione quanto al personaggio di Carmen e i suoi familiari, dietro i quali si nasconde la vita politica del Cile degli anni ’70, ma che rimane invisibile ai loro occhi, come a quelli dello spettatore. Martelli tratta la famiglia borghese con distacco, osservando sempre di sfuggita la loro condotta. La fotografia rosata, le ambientazioni anni ’70 e il ritmo pacato fanno parte della caratterizzazione di Carmen, senza invadere i suoi spazi ma guidando la comprensione del personaggio. Nella sequenza d’apertura, la protagonista si trova in un colorificio dove, seduta su uno sgabello, sfoglia una guida di Venezia alla ricerca della sfumatura di rosa perfetta per i muri della casa. Mentre chiede all’imbianchino di aggiungere un po’ di blu al rosa attuale, in sottofondo si sentono le urla fuori campo di una donna che implora di essere lasciata andare, ma la polizia di stato la porta via. Due gocce di colore rosa cadono sulla scarpa di Carmen, l’inquadratura si fa ampia e tutte le persone all’interno della ferramenta guardano la strada, immobili. Carmen si avvicina con cautela alla porta, ma la serranda viene tirata giù. Il suo sguardo triste e vuoto viene attirato nuovamente dall’imbianchino che richiama la sua attenzione con il rosa perfetto. Martelli si approccia all’argomento della dittatura con riguardo, mettendo in scena un film intriso di politica ma in cui le atrocità del regime vengono rappresentate solo indirettamente attraverso la percezione della protagonista. Da giovane Carmen avrebbe voluto studiare medicina, ma il padre conservatore non glielo aveva permesso. Ora Carmen può fare ciò che vuole, di nascosto, ma con l’ansia di essere seguita e la paura del posto di blocco. 

Greta Calaciura

Cinema Kappadue

16.30 - 19.00 - 21.30

Proiezione

23 novembre 2023

Regia

Manuela Martelli

Durata

100 min

Origine

Argentina, Cile, 2022