A Thousand and One

I’m Magic – in originale The Wiz – è un curioso esempio di musical d’autore, diretto nel 1978 da Sidney Lumet e interpretato da Diana Ross e Michael Jackson, protagonisti di una rivisitazione del classico letterario e cinematografico Il mago di Oz attraverso la lente del genere blaxploita- tion, che in quegli anni conosceva un periodo di felice espansione. Il viaggio di Dorothy parte questa volta da una tempesta che scuote il quartiere di Harlem e trascina la protagonista in un reame che, del colorato e fantasioso mondo di L. Frank Baum e Victor Fleming, ha ben poco. Gli spazi di Oz qui corrispondono ai panorami urbani della città di New York: il Flushing Meadows Park, i sotterranei dello Yankee Stadium e la metropolitana in Hoyt-Schermerhorn Street sono le scenografie scelte da Lumet – mai troppo a suo agio nel musical – che a un set variopinto preferisce il grigiore del reale, inquadrando la città in tutta la sua crudezza metropolitana, quasi distopica. In questo cortocircuito tra ambientazione e genere cinematografico sta il fascino di un film che rappresentò un insuccesso commerciale per l’epoca – fu effettivamente il musical più costoso mai realizzato fino ad allora – affossando la carriera di attrice di Diana Ross, ma non quella del compositore che realizzò gli splendidi arrangiamenti. Un certo Quincy Jones. In panorami simili si svolge la storia di A Thousand and One, esordio al lungometraggio della regista afroamericana A. V. Rockwell – autrice anche della sceneggiatura – spinta dalla stessa necessità di realismo di Lumet nel rappresentare lo spazio e le architetture della città, ma portatrice di uno sguardo completamente diverso rispetto a luoghi che percepisce come vitali e familiari. Harlem è la quinta ideale per la storia di Inez, giovane donna nera appena uscita di prigione, e Terry, il figlio di sei anni apparentemente abbandonato ai servizi sociali e sempre in fuga dalle famiglie affidatarie. È proprio il personaggio di Terry a guardare fin da piccolo The Wiz e a deci- dere una volta adulto di voler seguire le orme di Quincy Jones, affidandosi alla musica come via di fuga da un ambiente sociale e perfino architettonico soffocante, anche se fertile e caloroso. Terry, Inez, la città: sono tre i personaggi principali del film ed è a frequenti vedute dall’alto che viene affidato il senso dello scorrere del tempo, lungo dieci anni di vita di una madre e un figlio. Inez e Terry si perdono, si ritrovano, si cercano mentre osserviamo i cambiamenti di una città che muta pelle: inizia con una veduta del 1995, con le Torri Gemelle ancora in piedi, e attraver- sa gli anni dello sceriffo Rudy Giuliani, della tolleranza zero e poi di Michael Bloomberg. Sono anche le musiche a cambiare, quattro vedute corrispondono a quattro momenti diversi nella sto- ria della black music della East Coast, che accompagna la storia di una città che non è più solo una quinta dunque. È un organismo, il terzo protagonista della narrazione di A. V. Rockwell, la cartina tornasole di un rapporto genitoriale che si può cementare solo in un quartiere specifico, tra le quattro mura di un minuscolo appartamento-rifugio per un legame minacciato dalla presenza di un segreto. A Thousand and One è un film che si interroga quasi ossessi- vamente sul concetto di città e di maternità e lo fa attraverso un realismo crudo nella messa in scena, che ci può ricordare il primo cinema di Charles Burnett: la maternità è un luogo, una barriera contro una città e un mondo che tuttavia possiede una porta, un’apertura alla possibilità di percorrere le strade di un reame da cui forse, a differenza di Oz, non c’è ritorno.

Francesco Lughezzani

Cinema Kappadue

16.30 - 19.00 - 21.30

Proiezione

30 novembre 2023

Regia

A. V. Rockwell

Durata

117 min

Origine

Usa, 2023