MY FATHER'S SHADOW

Due giovani fratelli giocano in un cortile di una casa isolata nella campagna nigeriana, in un momento quotidiano circondato da silenzi, interrotti solo dalle loro voci. L’impressione che si ha è quella di una pesantezza dell’ambiente circostante, che li immerge in un’atmosfera ambigua, sospesa tra sogno e realtà. I bambini, Aki e Remi, entrano in casa, entrano in una stanza e si imbattono a sorpresa in una terza figura, il loro padre. L’uomo appare quasi come un fantasma, come se la visione corrispondesse a un ricordo evocato dalla memoria dei fratelli. Il titolo del film di cui parliamo, My Father’s Shadow del regista Akinola Davies Jr., richiama proprio questa suggestione, ovvero “l’ombra del padre” che ci guida in una storia immersa nel turbolento clima sociale e politico delle elezioni nigeriane del 1993.

In realtà, per quanto il dato storico sia corroborato dall’inserimento di frammenti di video di repertorio che documentano le sommosse di quei giorni, il fascino di  questa narrazione sta proprio nel livello di ambiguità narrativa, evocato dal montaggio delle immagini e sonoro. Davies genera così un racconto di atmosfere, più che una trama lineare, per cui il viaggio a Lagos del padre coi figli diventa un flusso di frammenti, dettagli, primi piani, dialoghi fini a se stessi e incontri più o meno casuali con una serie di personaggi che conoscono il padre. I due fratelli nel mentre lo seguono, in questo on-the-road che sembra un giro a vuoto per la metropoli nigeriana, di cui notiamo le più diverse sfaccettature, alcune legate agli eventi politici, come il passaggio di jeep con militari armati, altre più sospese in un clima surreale, come un gruppo di granchi che passa sulla sabbia, o un gruppo di donne che pregano. Sono momenti isolati nella narrazione, che non sembrano concrete testimonianze dello sguardo di un personaggio, quanto piuttosto frammenti di un sogno ambientato nella grande città, a cui lo spettatore partecipa. Realtà presente, storia e ricordo, commentati da un sonoro extradiegetico a tratti inquietante, che sconnette la visione dal contesto, si con-fondono in un suggestivo ritratto di famiglia e della Nigeria di quell’anno importante, su cui aleggia pesantemente la sensazione di un destino ormai imminente. Il film ne ripercorre forse i momenti precedenti, o quelli successivi? Non è dato sapere. L’unica certezza è sullo sfondo, nella cornice narrativa che presenta sempre più vicina per le strade di Lagos, nei negozi e nei bar la minaccia di una nuova dittatura e l’allontanamento progressivo dalla speranza di una democrazia.

Akinola Davies Jr., costruisce un film personale che ripercorre un periodo cupo della storia del suo Paese d’origine, lasciando che la prospettiva da cui è narrata la vicenda sia quella di uno sguardo intimo, dal basso della “piccola storia” rappresentata da Aki, Remi e dal padre Folarin. Con più efficacia di un’operazione narrativa più lineare o documentaristica, My Father’s Shadow coglie così con ancora più forza ed efficacia lo spirito di una collettività, il desiderio di libertà, il rifiuto di un potere corrotto e della violenza che lo supporta. Si entra ed esce a fatica dal trauma, sia esso personale come la perdita di un genitore o collettivo, come vivere in un governo dittatoriale: il film traduce questo moto in immagini.

Michele Bellantuono

Cinema Kappadue

16.30 - 19 - 21.30

Proiezione

5 marzo 2026

Regia

Akinola Davies Jr.

Durata

94 min

Origine

Gran Bretagna, 2026