Principi e principesse

Verrebbe da “semicitare” Sergio Corbucci e dire che, parlando di film d’animazione, se l’America ha Walt Disney e l’Asia ha Miyazaki, allora l’Europa ha Michel Ocelot. Si esagera, naturalmente: mentre i primi due sono colossi del cinema a cartoni, nel nostro continente sarebbero in tanti a sgomitare provando a raggiungere tali vette in termini di successo. Eppure, il buon Michel da Villafranca (Villefranche-sur-mer per la precisione, poco dopo Ventimiglia e poco prima di Nizza), è forse quello che negli ultimi decenni ha saputo farsi sentire di più o meglio degli altri in fatto di animazione.

Nel 1998 comincia la saga del giovane eroe Kirikù, poco dopo è il turno di quel piccolo capolavoro di Azur e Asmar. Via così fino a un altro gioiellino della settima arte per grandi e piccoli, Dilili a Parigi che ha saputo incantare anche i soci del nostro Circolo poche stagioni fa. 

Da qualche mese, mentre si appresta a spegnere ben ottanta candeline, Ocelot si è rimesso in moto realizzando Le Pharaon, le Sauvage et la Princesse, che ricorda per trama e struttura un altro caposaldo tra le opere del cineasta transalpino: in entrambi appaiono i personaggi delle fiabe classiche ed entrambi sono formati da cortometraggi slegati tra loro. Ma quand’è che Ocelot si è misurato per la prima volta con il soggetto fiabesco? Nel 1999, quando ha presentato al nuovo millennio e ai vecchi cinefili il suo Principi e principesse. Ebbene, questa chicca del cinema d’animazione torna in sala restaurata per farci godere, in tempi di computer ed effetti speciali estremi, delle tecniche semplici ed efficaci dell’arte del maestro francese: i personaggi sono sagome di cartone ritagliate, per questo sono sempre di profilo e si muovono come marionette o come ombre cinesi.

Se questo non vi è bastato ad esclamare: wow!, andiamo a vedere la trama del film. In un cinema abbandonato, due amici dotati di forbici e creatività decidono di creare sei storielle che abbiano come tema il mondo fantastico di principi più o meno azzurri e principesse più o meno indifese nelle grinfie di mostri che poi, spesso, così cattivi non sono. Abbiamo così un prode cavaliere in difficoltà durante una prova d’amore che viene aiutato nientemeno che da uno sciame di formiche o, ancora, un povero contadino che cerca il riscatto sociale agli occhi di una regina egizia ghiotta di fichi. E poi abbiamo un castello medievale, un’ambientazione giapponese e persino un amore cavalleresco ambientato nel futuro, in un 3000 d.C. in cui l’animale domestico per eccellenza è il flauto-mauto, particolare quadrupede che anziché abbaiare emette un dolce e armonioso fischio. Si finisce nel grottesco con l’ultimo episodio, forse il più godibile e di cui è meglio non anticipare i contenuti, solleticando la curiosità del lettore solo per anticipare un’improbabile sequenza in cui un maialino parlante sale sul dorso di una balenottera azzurra con l’intento di strapparle un bacio d’amore.

Tutto rigorosamente con la tecnica cara a Ocelot e che Oltralpe chiamano papier découpé, ma che sarebbe troppo banale tradurre alla lettera come “carta tagliata” e che prende origine dal lavoro pionieristico della regista berlinese Lotte Reiniger. La forza di Principi e principesse non è solo nella tecnica, ma anche nei contenuti: Ocelot ci insegna che non tutte le principesse sono buone e non tutte le streghe sono cattive, tanto per dirne una, smarcandosi con originalità dagli stantii schemi prefissati del cinema d’animazione fiabesco già un quarto di secolo fa. Alla faccia di Walt Disney.

Luca Romeo

Cinema Kappadue

16.30 - 19.00 - 21.30

Proiezione

16 febbraio 2023

Regia

Michel Ocelot

Durata

1h10min

Origine

Francia, 2000