Straight Circle

L’esperienza del Lido è la celebrazione della diversità: un’unica passione condivisa riunisce spettatori e addetti ai lavori. La Settimana della Critica è stata un brillante esempio di ciò: registi e attori con diversi background e tematiche, uniti dalla voglia di raccontarsi al pubblico. Come giurati non ci è piaciuto tutto — sarebbe stato strano il contrario — ma le tre ore impiegate per scegliere il nostro preferito sono emblematiche della qualità di ogni opera proposta e dell’insensatezza del confrontare i messaggi proiettati sul grande schermo, che avrebbero meritato tutti il loro spazio.

Il nostro vincitore, Straight Circle non è da meno: è originale, personale e coraggioso nel suo modo di raccontare conflitti personali e bellici, mostra l’identità artistica e ideologica di un regista che spero possa fare di Venezia il suo trampolino di lancio. Giovanni Cicogna

Straight Circle è stato, per noi giurati, un colpo di fulmine. Quando ci siamo confrontati, abbiamo concordato immediatamente che fosse il film che più ci aveva segnato tra quelli in concorso. Personalmente, ho particolarmente apprezzato il modo in cui il film tratta il tema dell’identità. Essa è raffigurata come un confine sì arbitrario e imposto, ma non di meno necessario. Talvolta questo confine può essere attraversato, rivelandone la fragilità. Tuttavia, i confini non sono per questo superflui: senza di essi dovremmo rinunciare a qualunque identità, come accade ai protagonisti: rotta la linea che li separa, sprofondano in una spirale distruttiva, perdendo totalmente il senso del sé. Anche se l’identità non è un punto fisso ma un divenire, la re-instaurazione di confini è un passaggio che non può essere evitato, se di identità se ne vuole assumere una. Giovanni Delaini

Straight Circle è un film che indaga il tema dei confini, non solo come barriere fisiche ma come costruzioni mentali, culturali, emotive. Non racconta solo la forma chiusa di una fortezza, ma l’idea che il mondo intero possa essere una casa senza limiti. I due protagonisti incarnano visioni opposte dello stesso ruolo, entrambe ereditate: uno lo vive come un dovere, un gesto di fedeltà verso la madre e il ricordo del padre; l’altro come un onore, un modo per essere degno di un’eredità che pesa e definisce. Il loro rapporto diventa specchio della nostra identità, plasmata dal contesto, dalle persone, dalle ossessioni che ci abitano, sospesa fra natura e cultura, fra libertà e controllo. Il film muta continuamente, attraversa i generi e, proprio in questa metamorfosi, rivela la sua forza. Angela Giona

Conflitto e dualismo sono stati i temi cardine dell’ottantaduesima Mostra del Cinema di Venezia. Basti pensare alla doppia vita del protagonista di No Other Choice di Park Chan Wook, il conflitto Israelo-Palestinese trattato ne La voce di Hind Rajab di Kawthar ibn Haniyya, il genocidio del popolo dei Rohingya in Lost Land di Akio Fujimoto e tanti altri. In Straight Circle Oscar Hudson tratta entrambi gli argomenti senza mai cadere nella banalità e confezionando un esordio notevole. Nel film vi è una progressiva ed inesorabile caduta nell’abisso, prima con digressioni di carattere comico, con una messa in scena di (Wes) Andersoniana memoria, poi con la tragica e inquieta trasformazione emotiva e fisica dei due protagonisti. Conflitto e dualismo passano da una trattazione “semantica” dei termini, con una presentazione dei temi estremamente evidente ed esplicita ad inizio film, ad un’eviscerazione totale della follia e dell’irrazionale, mettendo in risalto l’assurdità del conflitto e l’incoerenza di un dualismo, politico, sociale e interiore, che non riesce mai ad essere veramente tale. Adeesha Kekulthotuwage

 

Cinema Kappadue

16.30 - 19 - 21.30

Proiezione

13 Novembre 2025

Regia

Oscar Hudson

Durata

109 min

Origine

Regno Unito, 2025