Paul & Paulette Take a Bath

È la classica storia: lei, lui e l’altra. Lui è innamorato di lei, lei è innamorata dell’altra e l’altra non si sa. Ma è soltanto di Lui e Lei che vogliamo parlare, per ora, e sempre a Lui e Lei si riferisce il titolo dell’opera prima di Jethro Massey, Paul e Paulette take a bath. Passo indietro: andiamo al 1974, Massey non è ancora nato, ma sulla coda della stagione d’oro della Nouvelle Vague francese Jacques Rivette dirige Céline et Julie vont en bateau. Esattamente mezzo secolo più tardi il buon Massey calca il tappeto rosso del Lido di Venezia con un film dal titolo simile. Anche gli incipit delle due trame si somigliano: l’incontro più o meno fortuito della coppia protagonista e il tono scanzonato della prima parte del film che diventa sempre più malinconico e pervaso da temi sociali man mano che ci si addentra nella visione. Ma mentre i personaggi rivettiani “vanno in barca”, quelli di Massey “fanno il bagno”, come a cadere dalla barca da cui sembra aver preso spunto il Nostro, come se, nell’Europa odierna, le spinte ottimistiche post-sessantottine si siano esaurite. 

Ma, si diceva, prima di affrontare un discorso sociale, malinconicamente introspettivo e vagamente politico, Paul e Paulette sono essenzialmente protagonisti di una commedia. Siamo a Parigi, lui è un giovane statunitense appassionato di Storia e di fotografia, lei una giovane francese con uno strano gusto per la morte di personaggi famosi e per i luoghi visitati dai dittatori. Blasfema, scorretta e con un gusto dell’orrido che vuole essere disturbante, la coppia prende a frequentarsi con sempre più assiduità, fino a che, inevitabilmente, l’equilibrio già troppo precario che lega i due rischia di spezzarsi. Lei vuole un’avventura, lui è innamorato sempre di più. Presto emerge il disagio che li spinge verso il macabro, soprattutto derivante dalla famiglia della giovane donna (che conosceremo nel secondo tempo del film), insomma, la pulsione erotico-decadente dei due non è altro che il trauma di una vita di auto-repressione. “La morte è insopportabile per chi non riesce a vivere”, cantava Lindo Ferretti, ma a un certo punto per Paul e Paulette diventeranno insopportabili entrambe: la morte e la vita. Così verrà fuori l’Altra. Troviamo Margherita, in un bar poco invitante, con musica soft rock e luci rosse che spengono l’atmosfera più che illuminarla (Dio, quando la finiremo di vedere Lynch dappertutto?), un personaggio che suo malgrado rompe a metà il film, il cuore di Paulette e lo spirito di Paul.

Da qui in poi l’opera di Massey si fa proteiforme – forse troppo –, un po’ road movie, un po’ romanzo di formazione post adolescenziale, un po’ dramma sull’omofobia, sul razzismo e sulla perdita poco gradita di autorità da parte della generazione dei genitori rispetto a quella dei figli. Gli stessi figli perdono la sicurezza ostentata fino a lì, realizzano di avere profondi traumi, si accorgono che quando si è ossessionati da un futuro idealizzato e da un presente di bassifondi, forse c’è qualcosa che non va.

Ne viene fuori un film d’amore, di morte e di altre sciocchezze (Guccini dixit), in cui ogni «ti amo non è un’affermazione, ma una domanda», in cui «ti amo in realtà significa: “Mi ami?”». Ecco che cosa cercano gli amici (o amanti o chi lo sa) sulla riva della Senna: un Amore con la A maiuscola, che non sanno cosa sia, ma che sono sicuri di poter trovare. Che sia nel sapore acre di un’ostia consacrata o tra i peli pubici di Elvis Presley.

Luca Romeo

Cinema Kappadue

16.30 - 19.00 - 21.30

Proiezione

20 febbraio 2025

Regia

Jethro Massey

Durata

108 min

Origine

Gran Bretagna, 2024