Il patto del silenzio

Primo giorno di scuola. Nora, sorella minore, non vuole lasciare Abel, avanti rispetto a lei di alcune classi, e lo stringe in un abbraccio pieno di lacrime e di amore. La scena iniziale di Il patto del silenzio mostra con grande forza la maniera totalmente istintuale con cui i bambini vivono le loro sensazioni: la separazione momentanea dal fratello amato e la timidezza della protagonista si uniscono diventando un mostro apparentemente insuperabile. L’amore e la paura non sono, però, gli unici due elementi vissuti senza limiti dai bambini che frequentano la scuola rappresentata nel film: a essere protagonista, infatti, è anche la crudeltà. William Golding ne Il signore delle mosche rappresentò un gruppo di giovani scolari che, dopo essersi ritrovati su un’isola deserta a causa di un incidente aereo, costruirono istintivamente una società iniqua e violenta, analoga a quella in cui vivevano prima. Questo principio è alla base anche della struttura sociale che si crea all’interno della scuola di Un monde (questo il significativo titolo originale). I bambini più grandi, di cui fa parte anche Abel, hanno una struttura gerarchia basata sulla forza e chi non risponde a questi canoni di machismo precoce viene sottomesso e vessato; comportamenti analoghi sono riscontrabili anche nel gruppo delle bambine di cui fa parte Nora, dove l’incapacità di compiere performance fisiche, come camminare sulla trave, e la mancanza di eleganza, portano all’esclusione. In queste micro-società non esistono i grigi e si vive di opposti come vessato e vessatore, amico o nemico e non sono concessi inciampi: come detto, nei bambini tutto è spinto all’estremo. La protagonista inizialmente fatica a inserirsi in queste logiche e ricerca continuamente l’affetto del fratello che, però, dovendo adattarsi alle regole del suo gruppo, non le può mostrare affetto in maniera esplicita e proprio a causa di questa vicinanza egli diventerà la vittima delle vessazioni dei bulli di cui prima era amico. L’isolamento di Abel coincide con l’inizio della vita sociale di Nora, ma anche questa sarà destinata a durare poco per via della vicinanza al fratello, diventato ora un reietto per la comunità scolastica. Il rapporto tra i due bambini nel corso del film si trasforma e da amore puro e incondizionato diventa un rancore dai connotati violenti, salvo poi chiudersi in maniera positiva. Se Golding era negativamente convinto che la violenza è in grado di sopraffare tutto, Wandel, la regista, mostra come la forza più grande sia l’amore e questo, nonostante le difficoltà vissute dai protagonisti, nel finale di Un monde si rivela, trasformando l’acme drammatico in un momento di enorme dolcezza.
In un film ambientato in una scuola è interessante notare anche il ruolo riservato agli insegnanti. In Un monde le figure che dovrebbero essere preposte al controllo e alla tutela della salvaguardia dei bambini sono quasi totalmente assenti, non vengono indagate nelle loro specificità e, ogni qualvolta esse vengono chiamate in causa, si rivelano inutili se non dannose. Le insegnanti sembrano non ascoltare le richieste d’aiuto e ignorare le situazioni di pericolo, ma questo più che una negligenza dolosa sembra essere dovuto all’impossibilità degli adulti di capire il mondo dei bambini, privo degli schemi preconcetti che si acquisiscono con l’età e vissuto con un’istintività ormai dimenticata. Un monde è forse anche un invito fattoci da Wandel a riprendere contatto con il nostro io bambino.

Riccardo Chiaramondia

Cinema Kappadue

16.30 - 19.00 - 21.30

Proiezione

20 aprile 2023

Regia

Laura Wandel

Durata

72 min

Origine

Belgio, 2021