Piano Piano

Il regista Nicola prosatore sarà ospite in sala alle 19.00

Chi era presente in sala per il film d’apertura di quest’anno al Circolo, già lo sa: il genio della lampada può essere incontrato da chiunque e in qualsiasi situazione. Supponiamo che a trovare questo Sacro Graal arabeggiante sia la personificazione del cinema italiano, che cosa chiederebbe al genio di turno? Prima cosa, forse, un film fresco, con temi e volti nuovi, lontano dai fumi della favinocrazia che stordisce più di una pellicola nostrana di questi tempi. Secondo, perché no, che sia un’opera che induca lo spettatore a riflettere e a sognare. Terzo, perché ogni cineasta ha uno stomaco, che il film possa anche fruttare qualcosa a chi lo ha messo in piedi. Insomma, i tre desideri sono chiari: pubblico, critica e botteghino. Ebbene, forse Nicola Prosatore, con il suo Piano Piano, è il fortunato che si è imbattuto nel jinn buono, desideroso di rispondere alle tre richieste. Già, perché Piano Piano ha tutto per essere accostato a quei piccoli capolavori di cinema italiano venuti fuori negli ultimi anni e di cui abbiamo sentito il bisogno soprattutto nel periodo Avanti Covid. Partiamo dal primo desiderio: la freschezza. Prosatore si è messo in gioco fino in fondo, puntando su un cast di nomi poco conosciuti, a parte Lello Arena e Giovanni Esposito, che in passato ci hanno fatto tanto ridere e che qui sono perfetti in ruoli drammatici. I protagonisti, però, sono la compagna del regista Antonia Truppo (già conosciuta, ma non certo una vip) e i giovanissimi e bravissimi Dominique Donnarumma e Giuseppe Pirozzi. Siamo nella Napoli di fine anni 80, gli adolescenti cantano Self Control e sognano lo scudetto di Maradona. E sono proprio i giovani a fornire allo spettatore il proprio punto di vista su questa città in rapida trasformazione: i temi della criminalità e dell’evasione dalla realtà opprimente non sono più esclusiva del mondo au- stero dei “grandi”, Prosatore colpisce lo spettatore proprio perché gli regala l’occhio innocente (fino a un certo punto) di chi è oggetto più che soggetto, di chi è attore di un film di cui non co- nosce la sceneggiatura. Grazie, genio della lampada, il primo l’hai esaudito. Secondo desiderio: la qualità. Piano Piano funziona sotto tutti i punti di vista: la sceneggiatura, la recitazione, la fotografia, i temi trattati. Soffermandosi su questi ultimi, emerge il rapporto madre-figlia tra le protagoniste, una sorta di Dedalo e Icaro che come gli eroi della mitologia greca sognano di scappare dal paese natìo. La Napoli dei quartieri più difficili non è così diversa dal labirinto di Minosse e Dedalo deve dare sfoggio di tutto il suo ingegno per fabbricare delle ali di piume e cera resistenti. Ma, si sa, alla fine Icaro si avvicina al troppo al sole e la fuga dal labirinto fallisce. E poi c’è il giovane Peppino che deve “diventare grande” e per farlo non può che passare dalle trame criminali degli adulti, un burattino che pia- no piano (il titolo del film non è casuale) comincia a realizzare di avere un’anima e prova a strappare i fili pesantissimi che lo legano alla mano di un Mangiafuoco senza scrupoli. Grazie anche per questo, Genio. Il terzo desiderio è un augurio: il successo di pubblico è la parte più difficile e per realizzarlo non basta sfregare una vecchia lampada magica. In passato il Circolo ha portato fortuna ad alcune opere italiane (A Chiara e Piccolo corpo sono anche stati premiati ai David). Piano Piano può diventare un nuovo caso cinematografico nostrano? Ai nostri Soci l’ardua sentenza.

Luca Romeo

Cinema Kappadue

16.30 - 19.00 - 21.30

Proiezione

16 novembre 2023

Regia

Nicola Prosatore

Durata

84 min

Origine

Italia, 2022