Mark Jenkin è nato e cresciuto in Cornovaglia, e conosce bene dai racconti del padre pescatore la storia di una regione inglese che negli ultimi decenni ha attraversato un cambiamento storico, familiare anche a tante regioni italiane. Da punto di riferimento per l’industria legata alla pesca marittima si è rapidamente trasformata in meta di vacanze, piena di seconde case e progressivamente abbandonata dai suoi abitanti.
Il protagonista del film, Martin Ward, vive con rabbia questo cambiamento che ha mutato la cultura dei suoi lidi, e fatica ad accettare i nuovi inquilini che trascorrono l’estate tra immersioni, passeggiate e vini naturali. Edward Rowe, l’attore protagonista, incarna con il suo volto e le ampie spalle – oltre a una parlantina notevole, merito anche della sua bravura come stand-up comedian – il ruolo di Martin, che non vuol saperne di fare la guida turistica e convertire la sua barca da pesca per organizzare tour della costa, come suo fratello. La conversione turistica è ovunque, ha divorato case, pub, porti, e può bastare anche un’inezia per far deflagrare il conflitto che dalla mente di Martin può raggiungere le strade e infine il mare.
Il processo produttivo di Jenkin, che ha girato tutto il film con una camera Bolex, in pellicola Kodak bianco e nero 16mm, riflette la rabbiosa autarchia e lo spirito indipendente del suo protagonista: rifiuta l’industria e gira da sé, sviluppando i negativi a casa sua – oltre quattro chilometri di pellicola – con un’emulsione preparata da lui stesso: «Ho sempre desiderato realizzare un film sull’industria della pesca. In 16 mm, in bianco e nero, sporco, pieno di grana, volti, mani che lavorano, spigoli vivi, imperfezioni e tutto il resto. Selvaggio, tangibile, reale. In questa parte del mondo la pesca va di pari passo con il turismo. Coesistono da generazioni, come compagni improbabili, interdipendenti. Ma nel contesto contemporaneo di austerità e incertezza, la storia è rapidamente diventata quella dei ricchi e dei poveri.» Le foto dal backstage ci mostrano Jenkin mentre appende ad asciugare i rulli di pellicola sviluppata, e i suoi gesti fanno ricordare quelli dei pescatori che appendono il bottino. È quindi la materia stessa del film a rispecchiare la durezza del cambiamento, il suo lato oscuro e la furia di Martin, che non vuole arrendersi, nonostante non abbia più una barca sua. In questa tensione sociale e antropologica non ancora risolta si bagna Bait, e noi “lycra cunts” con lui, protetti forse da una tuta per immersioni, ma non ancora imbarcati da Martin.
Francesco Lughezzani
