L'età giovane

Bombe a Bruxelles. Gli attentatori sono giovani belgi di origine nordafricana, abbracciati a un cieco estremismo religioso Il paese è scosso, incredulo, attonito di fronte alla violenza della strage e (dibattito del momento) dal passaporto di quei ragazzi nati e cresciuti su strade europee e non al di là del Mediterraneo. Jean-Pierre e Luc Dardenne, tra i più famosi registi belgi, prendono la parola e annunciano un film sull’integralismo islamico, evoluzione naturale del loro cinema così attento alle istanze e alle contraddizioni del quotidiano metropolitano.

Era il 2016 e ci sono voluti tre anni per partorire quest’opera, acclamata all’ultimo Festival di Cannes, ma poi passata quasi inosservata tra le sale italiane lo scorso autunno. Le jeune Ahmed – da noi (mal) tradotto con L’età giovane – ci racconta di un ragazzino qualunque, appassionato di videogiochi e diligente scolaro, che da un giorno all’altro si avvicina al mondo dell’integralismo religioso.

A nulla servono le suppliche di una madre che desidera <<che torni come prima>>: Ahmed è deciso, ostinato, ossessivo nella sua personale Jihad contro gli infedeli. L’ossessione per la preghiera, l’ossessione per la pulizia e l’igiene di mani e viso, l’ossessione nel voler portare a termine tutto ciò che ha iniziato. Ahmed è così e nulla può farlo tornare sui suoi passi, non è possibile che torni come prima. Tanto caro alla cinematografia odierna, il tema dell’Inferno dantesco si ritrova presto anche nel film dei fratelli Dardenne, con questo giovanissimo Dante dai capelli ricci che da una selva oscura di tormenti interiori sprofonda nel girone dell’idolatria verso i “martiri” dell’Islam e del rifiuto di avere contatti (anche minimi) con il genere femminile, fino a pensare di uccidere la sua insegnante, rea di essere un’apostata sposata con un uomo ebreo. In questo girone dantesco, a indossare i panni di Virgilio è l’Imam del quartiere, che fa del fanatismo religioso la propria ragione di vita.

A dispetto degli elementi centrali della trama, però, i cineasti belgi non puntano il dito contro la religione musulmana, al contrario, cercano di mostrare ogni faccia del credo maomettano, evidenziando l’amore della madre del protagonista, credente, ma lontana anni luce dall’estremismo e di una comunità musulmana equilibrata e in cui non mancano le aperture al mondo Occidentale.

La mano dei registi si vede, certo, ma giunge allo spettatore come una carezza, come un invito a riflettere e dopo l’Inferno, ecco il Purgatorio, allegoria dell’istituto minorile in cui è rinchiuso il ragazzo. Non c’è più un Virgilio che provi a guidarlo e il protagonista dovrà scegliere da solo se proseguire verso il Paradiso (trover. una Beatrice più simile a una sirena di Ulisse che alla musa dantesca) o se sprofondare ancora nel regno degli inferi. Il clima iper-realista caro ai Dardenne perde forza nel finale vagamente pasoliniano – con quella che pare una citazione di Accattone – ma non toglie valore a un film in cui spicca una sceneggiatura curatissima e l’attenzione per il dettaglio. Adolescenti ed estremismo religioso, un tema di grande attualità che il Circolo del Cinema continua a percorrere dopo aver proposto l’ottimo Parola di Dio del russo Serebrennikov negli scorsi anni. La storia, le turbe e le ossessioni del cristiano Veniamin sono le stesse del musulmano Ahmed. La società europea cambia e si evolve mettendo in mostra i propri disagi e la cinepresa griffata Dardenne sempre pronta a esplorarli e farli propri.

Cinema Kappadue

16.30 – 19.00 – 21.30

Proiezione

06 febbraio 2020

Regia

Jean-Pierre e Luc Dardenne

Durata

1h24min

Origine

Belgio, Francia, 2019