Una donna single con una figlia nata da pochi mesi si ritrova a dover ospitare per una notte i genitori ignari di avere una nipote. Per evitare che essi scoprano dell’esistenza della bambina, la protagonista, aiutata da un’amica, inizia a cercare qualcuno che possa prendersi cura della figlia fino al giorno successivo. Su questo spunto narrativo si basa La bambina segreta, secondo lungometraggio di Asgari. Rispetto ad altre opere incentrate sulla disuguaglianza di genere e le sfide che le donne devono affrontare nell’Iran contemporaneo – tematiche centrali di molte autrici e autori iraniani – La bambina segreta presenta un focus differente: a essere preso in considerazione non è il conflitto, bensì la solidarietà. Asgari mette in scena un film in cui i possibili elementi di repressione – la famiglia, le istituzioni, le forze dell’ordine – sono dati in assenza, agiscono fuori scena e, con una sola eccezione, non cercano di arrecare attivamente danno a Fereshteh, la protagonista. Ciò che viene evidenziata, invece, è l’informale rete di solidarietà e di resistenza operata dalle donne. Il trio al centro dell’opera – Fereshteh, la neonata che, con la sua presenza silenziosa è un personaggio a sé stante e non un elemento neutro, e l’amica – agiscono in perfetta simbiosi e mettono in atto una lotta a viso aperto contro il sistema repressivo in cui vivono. Le altre donne che appaiono nel film, quasi sempre di una generazione precedente, apparentemente sembrano riluttanti ad aiutare la protagonista, ma, come è possibile evincere dai dialoghi iniziali, spesso è per la paura di violare norme interne alla loro casa imposte dal marito. In questi casi, però, a un iniziale rifiuto segue l’offerta di un piccolo aiuto in grado di rimanere invisibili agli occhi dei mariti – come tenere una borsa piena di oggetti della bambina. La coesione e la solidarietà che Asgari rappresenta ne La bambina segreta non riguarda solo i personaggi, ma anche il loro rapporto con gli spettatori mediato dalle scelte registiche. Il film, infatti, è caratterizzato da piani sequenze e camere a mano volte a osservare da vicino sia i volti delle protagoniste, sia le loro nuche mentre camminano: gli occhi dello spettatore sono quasi sempre all’altezza di quelli dei personaggi, come se vivessimo nello stesso spazio. Questa scelta registica ci rende partecipi della vicenda, ci chiede di entrare nello schermo e, una volta usciti, di prendere parte alla lotta che le donne protagoniste del film stanno combattendo. Il film, presentato al festival di Berlino nel febbraio 2022, è figlio delle lotte e dei movimenti che già da diversi anni animano il contesto iraniano e che nel settembre del 2022 sono stati portati all’attenzione della cronaca internazionale con le manifestazioni iniziate a Teheran. La bambina segreta è basato su La bambina, un cortometraggio del 2014 dello stesso Asgari, e la differenza tra i due mostra un sostanziale cambio di prospettiva del regista: se il corto presentava un finale fortemente pessimistico, il lungometraggio, invece, si presente più luminoso e con una maggiore apertura. Forse Asgari ha visto un possibile cambiamento all’orizzonte e ha voluto comunicarlo con questo film, forse vuole solo provare a infondere speranza.
Riccardo Chiaramondia
