Little Joe

Proiezione in collaborazione con Extra Sci-Fi Festival Verona

Nelle varie ibridazioni di un genere chimerico come la fantascienza, è ben identificabile tutto un filone di film dedicati a piante aliene o mutanti, solitamente protagoniste di scenari distopici in cui è in gioco la sopravvivenza dello stesso genere umano. Dal film apocalittico di Shyamalan, E venne il giorno, ai classici del sottogenere, come Il giorno dei trifidi o la commedia horror La piccola bottega degli orrori, il fascino per gli scenari dominati dalle piante assassine e senzienti continua a tornare nel cinema di genere. Associamo le piante a una dimensione della quotidianità e a un mondo immobile, innocuo, persino ornamentale. Un’improvvisa anomalia in questa percezione, che può scatenare innaturali istinti predatori, è dunque immediata fonte di orrore, di vuoto di comprensione e di mistero, come fosse la conseguenza della rottura di un confine sacro tra i regni degli esseri viventi.

Film come Little Joe, della regista austriaca Jessica Hausner, suscitano una speciale inquietudine facendo leva proprio su questo aspetto. La protagonista Alice, una brillante scienziata botanista, riesce a creare attraverso manipolazioni genetiche una pianta in grado di stimolare felicità, attraverso spore che funzionano come feromoni materni. Il nome del fiore, “Little Joe”, richiama quello del figlio di Alice. I colleghi sembrano scettici nei confronti della sua creazione, consapevoli soprattutto del fatto che, in vista di un’importante fiera di botanica, siano stati affrettati tutta una serie di test per permettere alla pianta di essere commercializzata. Ma la pianta stessa sembra una parte cosciente della sperimentazione e inizia a sfruttare le sue spore miracolose per scopi insospettabili, gettando nel caos sia i rapporti professionali che quelli familiari di Alice.

Little Joe, con la sua innaturale fotografia e i lenti movimenti di macchina, è un calcolato costrutto cinematografico di tensione e paranoia, che evoca quelle paure legate all’invasione microscopica del corpo per via virale che abbiamo tragicamente affrontato nella crisi pandemica globale. La dimensione di questa minaccia è quindi piccola e il suo raggio d’azione inizialmente domestico, ma con prospettive distopiche su larga scala: Little Joe ragiona come un organismo unico e per propria autodifesa, sfruttando ciò che lo rende speciale come forma di manipolazione psichica dalle conseguenze evidentemente terribili.

L’impianto stilistico di Little Joe è contemporaneo, formalmente ben confezionato e accompagnato da una struttura sonora che scandisce il ritmo della crescente tensione, alternando silenzi a picchi di caos, con tamburi e suoni orientali (tratti da composizioni di Teiji Ito); mentre a livello tematico sentiamo gli echi del cinema sci-fi più classico, in particolare di un’opera come L’invasione degli ultracorpi, da cui deriva il topos della minaccia aliena (anche in quel caso pseudo-vegetale) sotto forma di “clone”. Si sente però la presenza di un tocco personale della Hausner: nella particolare attenzione alla psicologia dei legami tra gli individui, nella sensibilità per le dinamiche di rottura del nucleo familiare e quelle materne. Queste ultime percorrono come fondamentale sotto-testo l’intera storia, facendo dialogare la scienza precisa della manipolazione botanica con il disagio psicologico di una maternità che sembra non trovare un equilibrio tra vita privata e lavoro. Al di là dei suggestivi temi fantascientifici, Little Joe racconta anche il dramma di una felicità surrogata, in cui l’ambizione scientifica non fornisce una soluzione ma piuttosto una catastrofe annunciata.

Michele Bellantuono



Cinema Kappadue

16.30 - 19.00 - 21.30

Proiezione

7 marzo 2024

Regia

Jessica Hausner

Durata

100 min

Origine

Austria, Gran Bretagna, Germania, 2019