Pioggia di ricordi

Distribuito internazionalmente come Only Yesterday, il film d’animazione Pioggia di ricordi di Takahata Isao nel suo titolo originale – おもひでぽろぽろ, Omohide poroporo – manifesta già l’intreccio narrativo teso a un fertile equilibrio tra passato e presente. L’onomatopea poroporo, come ricorda Maria Roberta Novelli nel suo Animerama. Storia del cinema d’animazione giapponese (Marsilio, 2015, p. 201), indica non solo le gocce ma in generale gli schizzi, siano essi di liquidi o ad esempio, di riso. Schizzi o gocce di ricordi sono quelli che ricadono sul volto di una giovane donna di Tokyo, Taeko Ōkajima, una office lady – termine con cui dal 1963 venivano indicate le donne lavoratrici impiegate nel settore terziario – che decide di lasciare la città per una vacanza, raggiungendo la famiglia del cognato nelle campagne della prefettura di Yamagata, verso Nord. 

La storia, ambientata nel 1982, è tratta dal manga omonimo di Hotaru Okamoto e Yūko Ton e si svolge in un paese immerso nel benessere economico di una crescita che pare senza limiti, in cui tuttavia la sua protagonista non riesce a ritrovarsi. È bene ricordare che il film venne realizzato nel 1991, all’inizio della crisi economica, durante i primordi di quello che viene ricordato in Giappone come il “decennio perduto”, e dunque sorprende l’eccezionalità di un personaggio che non si riconosce nei ritmi e nelle logiche di una società in rapidissima ascesa, ma sull’orlo della recessione. Nel suo mondo anche dieci giorni di ferie sembrano un miraggio eppure Taeko decide di procedere in direzione opposta e si prende del tempo per annoiarsi, per vivere il proprio tempo in modo diverso, lasciando che si manifesti sotto forma di ricordi e nostalgia.

Le immagini che emergono dalla sua infanzia provengono dai tempi delle elementari e risalgono al 1966: quello che appare evidente è la diversità della protagonista, una giovane dotata di una sensibilità sorprendente che non si conforma a ciò che la buona norma sociale si aspetterebbe da lei. Non cerca un compagno e non va in vacanza in una pensione alla moda, preferendo invece dedicarsi alla vita nella natura e alla raccolta del cartamo. Il suo rapporto con i ricordi, come sostiene la sorella Nanako, potrebbe spingerla a vivere «portando il fardello di un duro passato» sulle spalle, e invece non fa che arricchire il suo personaggio di una profondità agli altri sconosciuta.
Taeko è una giovane donna di ventisette anni che sente la necessità di guardarsi indietro, di ripercorrere la sua vita e il suo passato come fosse il personaggio di un film di Bergman, per elaborare il suo complesso presente. Sale sul treno e raggiunge il distretto di Takase: seduta sul vagone di una linea notturna, ricorda tanti momenti quotidiani e importanti del rapporto con la madre e le sorelle, le discussioni in classe, i primi amori e le prime mestruazioni. Il film di Takahata – molti critici lo fecero notare anche all’epoca – dimostra quanto maturo fosse il linguaggio dell’animazione allo Studio Ghibli, un aspetto che lo distingue tuttora dal panorama occidentale. Un film d’animazione come il suo era insolito per l’epoca come lo è oggi, nei temi che affronta, nella maturità e complessità della scrittura che intreccia ricordi e rêverie di una donna anticonformista: perché usare il linguaggio dell’animazione quando si poteva realizzare un film dal vero, ci si potrebbe chiedere?
Visti gli splendidi risultati di questo lavoro, che guarda al cinema di Yasujiro Ozu e allo stesso tempo realizza un’animazione delicata e commovente, che parte dai volti disegnando le più minute espressioni dei suoi personaggi e si apre poi alle meravigliose vedute delle colline e campi coltivati di Takase, forse è la domanda sbagliata. Dovremmo invece chiederci, con una punta di rammarico, come mai i film d’animazione come Pioggia di ricordi sono gocce così rare, in un oceano di memoria cinematografica.

Francesco Lughezzani

 

Cinema Kappadue

16.30 - 19.00 - 21.30

Proiezione

11 gennaio 2024

Regia

Isao Takahata

Durata

118 min

Origine

Giappone, 1991