Tutti amano Jeanne

Crescere circondati dall’ammirazione di tutti per le proprie capacità non è facile, soprattutto quando la visione altrui non coincide con quella che si ha di se stessi. Sapere che tutti si aspettano da te un avvenire brillante e di successi, perché ai loro occhi sei geniale, può essere un peso schiacciante. Quando poi, dopo aver intrapreso una carriera in un ambito che tendenzialmente rifugge i riflettori come l’ingegneria ambientale, ci si ritrova attenzionati da un paese intero e con la definizione altisonante di “donna del secolo”, il divario tra la concezione che si ha di sé e quella che, invece, hanno gli altri potrebbe diventare troppo ampio per essere sostenibile. Cosa può succedere nella testa di una persona cresciuta con così tanta pressione, quando fallisce?
Jeanne, amata e stimata da tutti, passa in pochi minuti dall’essere idolatrata all’essere derisa per il suo insuccesso. Il suo progetto per salvare gli oceani si rivela un fallimento e lei, protagonista in diretta televisiva di un tragicomico tentativo di risolvere il problema, diventa bersaglio delle ironie del web e, anche a causa del danno d’immagine arrecato, gli investitori decidono di ritirare i finanziamenti. Jeanne si ritrova così in bancarotta, abbandonata da tutti, fatta eccezione per il fratello, e gravata dal riemergere del peso del lutto per la morte della madre, l’unica persona da cui non ha mai ricevuto fiducia, ma probabilmente la sola da cui l’avrebbe voluta.
Céline Devaux sceglie di rappresentare la sofferenza della protagonista ibridando il live action con un’animazione minimale: la narrazione continua a passare da una forma all’altra generando nello spettatore uno stato di spaesamento simile a quello di Jeanne, costretta a relazionarsi contemporaneamente con persone reali e con le entità che vivono nella sua testa. I suoi pensieri, infatti, sono rappresentati da personaggi caricaturali disegnati con tratti di matita nervosi e con i volti coperti dai capelli. Queste inquietanti entità si esprimono su ogni azione che Jeanne compie, dando voce alle istanze depressive della protagonista e ricordandole costantemente il fallimento che è stata la sua vita.
Il dramma, però, è attenuato dal classico tono da commedia romantica francese e dai due personaggi maschili che Jeanne incontra nel viaggio che compie a Lisbona, città dove è cresciuta. Alla sua opera prima, Devaux ha scelto di utilizzare la commedia romantica – un genere molto diffuso e spesso reso sterile dal continuo utilizzo di schemi ricorsivi – aggiungendo, però, un’introspezione nella psiche della protagonista che solitamente le è estranea. In un’opera di questo tipo, gli inserti animati riescono a creare una piacevole dissonanza, in grado di spostare l’attenzione e la riflessione dello spettatore su un tema delicato come quello della salute mentale, invece che sulle vicende amorose.
Sono, infine, presenti segni di una percepita crisi della famiglia tradizionale. In tutti i nuclei famigliari che appaiono nel film è presente sempre un’unica figura genitoriale, mentre dell’altra non si sa nulla. Oltre a essere un segno della normalizzazione dei nuclei monoparentali, la non avvertita necessità di spiegare ulteriormente è il segno della maturità narrativa della regista che, al contrario di quanto avviene solitamente con le opere prime, non eccede nella voglia di spiegare preferendo mostrare solo il necessario.
Riccardo Chiaramondia

Cinema Kappadue

16.30 - 19.00 - 21.30

Proiezione

12 gennaio 2023

Regia

Céline Delvaux

Durata

1h35min

Origine

Francia, Portogallo, 2022