Cinema in Circolo: The Connection

Cinema in Circolo: The Connection

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Il film è disponibile in streaming dalle 16.00 di giovedì 10 febbraio fino alle ore 24.00 di domenica 13 febbraio 2021

SINOSSI

Lungometraggio d’esordio di una delle filmmaker più influenti del New American Cinema, The Connection è considerato oggi una pietra miliare del cinema indipendente, eppure all’epoca ebbe vita travagliata. Acclamato al Festival di Cannes nel 1961, dove vinse il Premio della Critica, fu censurato negli Stati Uniti per linguaggio “osceno”. Tuttavia, come affermò Judith Malina che con il Living Theatre mise in scena la pièce di Jack Gelber a Off-Broadway nel 1959, «The Connection non è uno spettacolo sulla droga, ma sul senso di angoscia e di dipendenza che appartiene a tutti noi». Nell’adattamento cinematografico di Shirley Clarke un gruppo di eroinomani, tra cui un quartetto di jazzisti, attendono l’arrivo del “contatto”, il pusher Cowboy, in un appartamento del Greenwich Village di New York. Nel frattempo un regista e un cameraman tentano di girare un documentario “onesto e umano” sulla vita dei tossici finendo per essere coinvolti nell’azione. Come dichiarano le prime sequenze del film, ciò che viene presentato al pubblico è un assemblaggio di filmati girati dall’operatore. The Connection è una brillante opera metacinematografica nella quale Shirley Clarke mette in discussione le nozioni stesse del cinéma-vérité riprendendo un gruppo di spostati, nel film come nella vita, a ritmo di jazz.

A proposito di The Connection

“Per anni mi sono sentita un’emarginata, perciò mi identificavo con i problemi delle minoranze. Pensavo fosse più importante essere una specie di dannato tossico alienato piuttosto che una donna alienata che non si sente parte del mondo e vorrebbe esserlo». – Shirley Clarke, «Los Angeles Times», 1976

“Tutto ciò che scrivete è frutto della vostra vanità e della vostra ignoranza. La bellezza e l’umanità dei film che massacrate dovrebbero commuovervi, distruggere la vostra vanità, dischiudervi alla vita. Invece voi afferrate le vostre accette, vi infilate i grembiuli da macellai e vi mettete al vostro lavoro schifoso e sanguinario. Ora, ragionate solo un attimo: sapete veramente di cosa parlate, conoscete veramente il significato di parole come ‘squallido’, ‘offensivo’, ‘bislacco’, ‘grossolano’, ‘morboso’, ‘volgare’, ‘scadente’, ‘sordido’, ‘sgradevole’? Vi ho visti, seduti nelle salette in occasione delle anteprime, ho visto le vostre facce e spesso mi sono chiesto: sono queste le persone che dicono all’America cosa deve e cosa non deve vedere? Sono queste le persone che pronunciano la sentenza in materia di bellezza e di verità?” – Jonas Mekas, Lettera aperta ai critici newyorchesi, «Village Voice», 11/10/1962