Rodeo

Una moto è tante cose. Può essere casa, unico spazio in cui sentirsi realmente al sicuro quando si spinge l’acceleratore. Ma le due ruote, spinte da catena, motore e combustibile, possono essere un lavoro, una ragione di vita e un linguaggio per comunicare col mondo, frenando bruscamente per impennare. Con le moto parla Julia, che non si adegua a nessuna traiettoria pensata per lei, giovane donna nel mondo prevalentemente maschile dei biker banlieusards, alla periferia di Bordeaux. I suoi vestiti puzzano di benzina, il suo tesoro è custodito in un serbatoio pieno di miscela e al collo tiene un amuleto, un pistone. Un meccanismo che pompa carburante nel motore, proprio come il cuore fa col sangue.

Al suo esordio nel lungometraggio, Lola Quivoron dimostra di conoscere bene il mondo di cui parla, traendo spunto anche dalla propria esperienza personale come artista: trovarsi unica donna in un gruppo esclusivamente maschile, in cui la propria identità e il proprio corpo sono percepiti estranei e inadatti e tuttavia tentare di rompere l’ordine è un’esperienza che ha vissuto come regista, durante uno dei suoi primi lavori, sul set di un documentario. Julie Ledru restituisce a questo vissuto un’interpretazione selvatica che passa soprattutto dal corpo e dallo sguardo. Julia parla poco, entra nell’inquadratura con prepotenza, la occupa senza preoccuparsi di chi sta intorno, non abbassa lo sguardo di fronte a chi la chiama strega, mostro, a chi non riesce a capire come una come lei abbia potuto smontare i meccanismi di un sistema che sembra costruito per escluderla. Julia è aggressiva, violenta, non si ferma mai e in una scena notturna in cui balla attorno a un falò, scatenandosi mentre ascolta di Look At Me! di XXXTentacion, fa degli insulti che le rivolgono il suo principale carburante. Una strega, certo, che conduce un sabba o perfino un’ordalia che sa di street racing – pardon, cross bitume – e di trap, alla faccia di chiunque cerchi di intralciarla o aggredirla.

Sono molti i linguaggi del cinema di genere che Lola Quivoron dimostra di saper maneggiare: Rodeo è un film di corse, ma anche un gangster movie, o ancora un racconto intimista di una giovane donna queer, una che non si adegua alle apparenti rigidità di genere del suo tessuto sociale. Apre porte, scavalca, deruba, finge. Finge di sorridere davanti agli altri perché solo sull’asfalto, bruciando il tachimetro, realizza veramente se stessa in quella che non è mai una fuga, ma una ostinata ricerca di affermazione. Un’affermazione che non cede un millimetro di pista ad alcuna convenzione e non stupisce che la regista abbia citato Un appartamento su Urano, di Paul B. Preciado, come romanzo manifesto che ha ispirato il ritratto della sua protagonista, oltre ogni forma di definizione. Essere liberi, soli o accompagnati da 250cc di cilindrata tra le gambe, è il punto.

Il casting è stato in parte realizzato attraverso Instagram, scegliendo veri biker per interpretare i protagonisti che circondano Julia, ma il lavoro di documentazione per il film è stato molto più lungo e complesso, sviluppato in sette anni di esplorazione durante i quali Lola Quivoron è entrata in contatto con le comunità di biker che voleva raccontare, passando molto tempo con loro e incrociando le loro lotte, prima di iniziare a scrivere la sceneggiatura. Bisogna imparare il codice, prima di provare a romperlo. E il codice, in conclusione, può diventare binario: gas, freno, freno gas. Sono due azioni semplici, il cuore del film, e in fondo la miccia che fa esplodere la violenta potenza di Julia.

Francesco Lughezzani

Cinema Kappadue

16.30 - 19.00 - 21.30

Proiezione

26 ottobre 2023

Regia

Charlotte Le Bon

Durata

100 min

Origine

Canada, 2022