Il cinema come preghiera

Mosca, inizio anni 60. Il celebre studio cinematografico Mosfil’m – che aveva già lavorato con Ejzenštejn e di lì a poco avrebbe conquistato ben tre Premi Oscar – è in difficoltà. Ha investito grosse somme per realizzare un film in cui si esaltano le gesta sovietiche della Seconda guerra mondiale, ma le cose non vanno come previsto: il risultato è scarso e lo studio decide di licenziare il regista a metà dell’opera. Per rimpiazzarlo vengono convocati i migliori cineasti sovietici, ma nessuno pare voglia sobbarcarsi l’onere di portare a termine il film. Infine, la Mosfil’m si ricorda di un giovanotto appena diplomato alla Vgik, la migliore scuola di cinema in Unione Sovietica. Sul suo curriculum vitae figura solo il mediometraggio Il rullo compressore e il violino, ma tanto basta allo studio moscovita per puntare tutto su di lui. Il giovane, ovviamente, accetta, ma presenta alcune condizioni: dovrà avere carta bianca su tutto. Così il film cambia regista, attori e operatori, l’intera sceneggiatura viene riscritta in quindici giorni e vengono modificati perfino il finale e il titolo. Nasce così L’infanzia di Ivan, lungometraggio che non attenderà troppo a farsi notare, conquistando nel 1962 un Leone d’Oro a Venezia. Quel giovane regista con i baffetti rispondeva al nome di Andrej Arsen’evic Tarkovskij, di lì a breve considerato uno dei più grandi registi di tutti i tempi. Come si ripercorre la storia di un genio cinematografico? Semplice: attraverso le immagini dei suoi film e – il più possibile – attraverso gli audio delle sue parole. Così si muove un altro Tarkovskij, Andrej Andreevic, secondogenito del maestro russo e autore del documentario Andrej Tarkovskij. Il cinema come preghiera, gioiello per palati fini della settima arte. Le prime immagini arrivano da Lo specchio, capolavoro assoluto del 1975, in cui la relazione padre-figlio e l’infanzia sono temi centrali, analizzati, sezionati e restituiti allo spettatore in forma di poesia audiovisiva. Il racconto passa ai primi lavori, tra cui il già citato L’infanzia di Ivan, che per primo attira l’attenzione degli amanti di cinema in tutto il mondo, ma anche della censura sovietica, che ci vede troppo antimilitarismo. Tarkovskij è religioso, per lui religione e spiritualismo sono chiavi necessarie per spalancare i portoni dell’arte e nell’Olimpo ateo dell’Urss ciò non può essere visto di buon occhio. Così anche Andrej Rublëv, altro capolavoro (e sono due su due) del ‘66, viene bloccato dal regime per cinque anni, prima di essere proposto, senza pubblicità, nei cinema sovietici. Il documentario prosegue tra sequenze indimenticabili e altre inimmaginabili, ritagli inediti che il figlio del grande regista ricompone grazie all’aiuto della Fondazione Tarkovskij di Firenze e l’analisi di ogni film: Stalker («il più riuscito»), Nostalghia (girato in Centro Italia, la seconda casa del regista, dove si rifugerà negli anni Ottanta), Solaris e, infine, quel Sacrificio, uscito nel 1986, poco prima della sua morte e di quella dell’Unione Sovietica, la madrepatria che non ha mai saputo vederlo come un figlio. Nel documentario c’è tutto: l’amata casa di campagna fuori Mosca e l’analisi del rapporto con gli attori. Il regista, l’artista, il filosofo e, semplicemente, l’uomo si fondono finalmente in un ritratto completo e meraviglioso. «Facendo arte – spiega il regista – imitiamo il Creatore e questo è uno di quei momenti in cui gli somigliamo […]. Il significato dell’arte è una preghiera, è la mia preghiera». E così (cinematograficamente parlando) sia.

Luca Romeo

Cinema Kappadue

18.00

AL termine della proiezione il food truck PAC’S FOOD sarà disponibile nel piazzale laterale al Cinema Kappadue per cenare prima della visione del film LO SPECCHIO
Proiezione

26 maggio 2022

Regia

Andrej Tarkovskij

Durata

1h37min