Leila e i suoi fratelli

Gioia e rivoluzione. La gioia, però, è relegata a momenti effimeri e illusori, mentre la rivoluzione è soffocata sul nascere. Riproviamoci: bastone e carota. Il bastone, va specificato, qui è un dio onnipresente e onnipotente, mentre la carota è quasi un Godot di cui tutti i personaggi parlano, ma che nessuno, in definitiva, vedrà mai. E allora basta: le dicotomie tendono a fare di Leila e i suoi fratelli un film prettamente cupo (e quindi a farlo assomigliare a tutti gli altri film iraniani ammirati in Italia, per la verità), ma non di sola cupezza vive il cinema persiano. O no? La seconda opera di Saeed Roustaee si apre con una sommossa in fabbrica, presumibilmente nella capitale Teheran. Viene da chiedersi come si traduca «el pueblo unido jamás será vencido» in lingua farsi, perché è proprio in quella direzione che sembra muoversi il lungometraggio. Anzi no: stacco dalle sequenze che noi diremmo sessantottine e movimento di macchina su un uomo anziano che parla di successione, di diventare patriarca e di smettere gli abiti del lutto. Dopo un primo straniamento, ci si immerge nelle questioni dei clan iraniani e dell’ambizione a diventarne i capi. Ma andiamo oltre. Dopo questo intenso esordio in medias res, lo spettatore conosce finalmente i personaggi già incontrati nel titolo: la famiglia di Leila e dei suoi cinque fratelli è simbolo delle tante famiglie strette nella morsa della crisi economico-sociale, certo non aiutata nella sua stabilità dalle scelte dell’anziano padre, pronto a tutto pur di riscattare il suo passato di umiliazioni. Sembra quasi di rivedere il Padron ‘Ntoni de I Malavoglia, con l’ormai celebre neorealismo iraniano che si fonde e confonde con il verismo ottocentesco. La barca di lupini naufragata, dunque, si fa allegoria di una famiglia (o di una società?) al collasso economico e “spirituale”. E si possono citare la crisi dei valori, lo stesso pessimismo verista e bla bla bla. La verità è che Leila e i suoi fratelli (come I Malavoglia, forse) non parla altri che di noi: dei problemi quotidiani di tutti, dell’ansia più o meno marcata di arrivare a fine mese, delle scelte che paiono facili e che invece, spesso, sono sliding doors spietate, del desiderio di autorealizzazione nella società, quale che sia. Capitolo “forse non tutti sanno che”: questo film, tra i migliori che vedrete nel 2023, non è uscito in patria perché bloccato dalla censura, mentre nelle ultime settimane ha iniziato a circolare in streaming con alcuni tagli (scelta dei produttori per renderlo più fruibile tra i confini amici? Agli 007 della distribuzione cinematografica l’ardua sentenza). Intanto, però, in Europa è piaciuto molto, tanto da accaparrarsi il Premio FIPRESCI a Cannes. Capitolo attori: a compromettere la distribuzione in Iran, galeotto fu il bacio tra Navid Mohammadzadeh – protagonista maschile del film – e sua moglie, proprio sul tapis rouge della Croisette, interpretato come segno di protesta verso il regime. E poi c’è la grandissima Taraneh Alidoosti. L’attrice che interpreta Leila e che ha lavorato (tanto) con il premio Oscar Farhadi e con il Messia del cinema iraniano Kiarostami, negli ultimi tempi è diventata uno dei simboli della lotta culturale e politica e delle rivendicazioni femministe del suo paese. Lotte che l’hanno vista incarcerata per circa un mese a inizio anno. Leila e i suoi fratelli non è un film del tutto cupo, ma di sicuro è più bastone che carota, più Malavoglia che gioia e rivoluzione. Ma, visti i tempi, gli stili e i temi, difficilmente potrebbe essere altrimenti.

Luca Romeo

Cambio di orario nei tre turni
Cinema Kappadue

15.00 - 18.00 - 21.00

Proiezione

11 maggio 2023

Regia

Saeed Roustayi

Durata

165 min

Origine

Iran, 2022