Olga

Questo è sport, non politica. In Olga, primo lungometraggio del giovane regista francese Elie Grappe, questi due concetti si scontrano in un dramma sportivo che racconta le vicende di una ginnasta quindicenne divisa tra due Paesi: l’Ucraina, terra materna in cui la protagonista è cresciuta; la Svizzera, che rappresenta innanzitutto il legame con il padre scomparso, ma anche la possibilità di costruzione di un futuro professionale più sicuro, lontano dai tumulti che iniziano a tormentare il Paese d’origine, in particolare la capitale Kiev dove abita con la madre. Nel ruolo della protagonista c’è un’interprete d’eccezione, la ginnasta ucraina Anastasia Budiashkina. Per il soggetto Grappe prende ispirazione dalla storia di una violinista emigrata dall’Ucraina in Svizzera, da lui incontrata durante gli studi in conservatorio. Olga è il suo alter ego, un personaggio che diventa estremamente autentico grazie alla scelta di cast della Budiashkina, non attrice ma vera agonista. Per Grappe la ginnastica diventa stimolo a lavorare col corpo, sfruttandolo come mezzo di comunicazione attraverso cui trasmettere sentimenti: rabbia, angoscia, paura, determinazione, energia. Nei primi minuti di film, la vicenda è ambientata a Kiev. Dopo che Olga e la madre diventano bersaglio di un attentato alla loro vita e diretto alla madre, giornalista nota per le critiche alla presidenza filorussa, la vicenda della ginnasta prosegue in Svizzera, in cui la ragazza trova rifugio allenandosi per la nazionale di quel Paese. Le viene così offerta la cittadinanza, una possibilità di vita e di carriera in un Paese simbolo di neutralità e sicurezza, paradiso felice che sembra il perfetto contraltare di Kiev, città in preda ad un esplosivo clima di violenza e rivoluzione civile, che ha al suo fulcro la protesta Euromaidan avvenuta nell’inverno del 2013. Una lettura odierna del film porta obbligatoriamente a riflettere sullo stato presente dell’Ucraina, nazione torturata da un conflitto che nacque proprio nel 2014 quando, a seguito delle dimissioni forzate dell’allora presidente Janukovyč e dell’instaurazione di un nuovo governo democratico lontano da sensibilità filorusse, si giunse a un inasprimento dei rapporti tra Ucraina e Russia e al conflitto nella regione del Donbass. Il film di Grappe è stato prodotto nel 2021, ma nella sua modalità di racconto, che prevede l’ibridazione tra riprese cinematografiche che portano avanti la narrazione, video girati col telefono e filmati presi per le strade della capitale ucraina durante le proteste, sembra anticipare la situazione di guerra che oggi osserviamo anche attraverso tutta una serie di contenuti “improvvisati”, caricati e condivisi sui social. Un senso di malessere e un sentimento di fatale anticipazione caratterizza varie produzioni cinematografiche ucraine, prima dell’invasione del Paese.  Olga racchiude questo stesso spirito, proponendo comunque un finale conciliatorio. Il regista sembra voler eleggere la rivincita dello spirito europeista a morale della sua storia; per quanto possa passare come una semplificazione, la direzione è quella di una apertura, di una vittoria, conquistata col sangue e col sacrificio. Ma la nota è dolceamara: ci si chiede se ci siano vincitori e sconfitti, in uno scenario che è tutto vissuto dalla prospettiva di una fragile ma assieme energica sportiva quindicenne. Una ragazza che si trova a vivere la lontananza dal conflitto (e dagli affetti) come parte di un proprio tormento, proiettando su di sé una parte del dolore del proprio Paese. Lo sport diviene il catalizzatore di questi sentimenti, portati sullo schermo in una performance che è potente espressione di un messaggio, di rabbia e disperata volontà di pace.

Michele Bellantuono

Cinema Kappadue

16.30 - 19.00 - 21.30

Proiezione

4 maggio 2023

Regia

Elie Grappe

Durata

85 min

Origine

Svizzera, Ucraina, Francia, 2021