Los Delincuentes

Che fai nella vita? Quasi sempre una delle prime frasi dopo essersi stretti la mano, è la domanda del secolo. Un secolo dove che fai significa chi sei e il valore della propria identità coincide con la professione. Chi è quindi Morán? Un noioso impiegato di banca, per tutti. Un delinquente, per alcuni. Un uomo che prova a lasciarsi alle spalle la pelle morta della vita per il regista Rodrigo Moreno, invece, che accompagna i suoi personaggi in un action senza action alla ricerca ontologica della libertà.

Morán vive a Buenos Aires ed è il vestito da impiegato che lascia abbandonato sulla sedia: un completo senza corpo che è già scappato da sé, in attesa che qualcuno davvero interessato a votarsi al capitalismo lo indossi. Morán ruba dalla banca in cui lavora la somma esatta che prenderebbe se continuasse a lavorare da quel momento alla pensione. Meglio tre anni in prigione che altri venticinque in banca, è questo che dice al suo collega Román mentre gli propone di nascondere la somma di denaro intanto che lui si costituisce e paga per tre anni il reato commesso.

E Román chi è? Non di certo il migliore amico di Morán. Il legame fra loro è sigillato da un sentimento condiviso, il tedio generato dal vivere per lavorare. La stessa persona, insomma. Non a caso i nomi dei due personaggi sono l’anagramma l’uno dell’altro, un ironico espediente che forse tradisce il sottile sortilegio del capitale, che ci chiama a sé tutti uguali e lo maschera solo scombinando le lettere. Oppure un anagramma di connessione d’amore, perché quando Román accetta di nascondere la refurtiva in un posto indicato dal ladro, incontra Norma (provate, terzo e non ultimo anagramma!). Una donna libera che abita il bucolico della Sierra di Córdoba come se fosse nata dalla terra stessa. Se ne innamora, come se ne era innamorato Morán quando era andato in cerca del luogo in cui nascondere soldi e libertà. 

Un thriller lento che prende le forme di una storia d’amore nell’entroterra argentino che può diventare una terza prigione (come la banca) se solo si prova a rispondere alla domanda fatidica cantata da Pappo’s Blues adónde está la libertad. E la risposta, inesistente, dovrebbe essere la stessa al chi sei/che cosa fai nella vita: non c’è una sentenza definitiva, è una continua ricerca, un flusso mutevole, da decidere ogni secondo.

Anche se una condizione necessaria sembra esserci ed è quella di pagare il pegno di tutto. Essere liberi non significa scappare, ma regolare i conti, soprattutto quelli con sé stessi: perciò Morán vuole scontare i tre anni in prigione, lasciando la sua divisa da lavoro perfetta sulla sedia, senza deturparla, senza rancore; perciò Román deve affrontare il suo matrimonio e la sua quotidianità ormai stantii. Due delinquenti che non sono mai tali perché si preoccupano di estinguere qualsiasi debito.

Con una fotografia impeccabile che si spalma sulla natura argentina da togliere il fiato, Rodrigo Moreno si prende tutto il tempo necessario per contemplare il furto di una vita (ma come sineddoche, una vita che è parte di quella di tutti) e quello che serve per riscattarla piano. Breaking Bad senza cancro, senza droga e con un’epica storia d’amore.

Marika Zandanel

ATTENZIONE: CAMBIO DI ORARIO
Cinema Kappadue

16.30 - 20.30

Proiezione

16 gennaio 2025

Regia

Rodrigo Moreno

Durata

189 min

Origine

Argentina, Lussemburgo, Brasile, Cile, 2023