Parigi, una calda serata di agosto. Lungo la Senna risuona l’allegro rumorio di musica dal vivo e di persone che ballano e stanno in compagnia, con la beata spensieratezza di una notte estiva. Félix, che stava bighellonando da quelle parti, viene attratto dalla musica e si unisce alla folla, trovandosi a ballare con una sorridente ragazza. I due passeranno la nottata insieme a dormire nel parco, ma, al risveglio, lei dovrà scappare via per prendere un treno, lasciando Félix stralunato e inguaribilmente rapito. Da qui il piano di Félix è semplice e prontamente eseguito: lasciare tutto, attraversare la Francia in car pooling con un amico, sorprendere la bella nella sua residenza estiva e portarla a fare l’amore nel fiume. Ma chiaramente la realtà si rivelerà più complicata e dispettosa delle fantasie del nostro eroe. Il film è stato commissionato al regista Guillaume Brac dal Conservatorio Nazionale d’Arte Drammatica di Parigi, per offrire un esercizio agli studenti più talentuosi. Guillame Brac ha colto la palla al balzo per dipingere dei ritratti genuini di una variegata gioventù parigina, incontrando privatamente i vari attori e facendo loro domande intime su infanzia, amori, visione del mondo e quant’altro. Da questi incontri sono nati degli studi di personaggio e un copione non interamente completo, per lasciare libero spazio alla creatività improvvisativa del giovane cast. La naturalezza con cui il film è stato ideato e realizzato è evidente, e il fatto che i nomi dei personaggi siano molto simili (se non identici) ai nomi degli attori che li incarnano, è indicativo del realismo a cui si è puntato nella lavorazione. Il risultato è una tenera commedia ambientata sulle idilliache sponde di un fiume nel sud della Francia, sostenuta da un intreccio di relazioni che, nello spirito di una gioventù spensieratamente in vacanza, si muovono in modo inaspettato e spontaneo. Il film è quasi una poetica sui possibili futuri che possono dischiudersi dietro un incontro casuale nel bagno del campeggio o fermandosi a guardare la performance di un’artista di strada. Possibilità intraviste e fugaci compaiono e scompaiono per tutta la durata del film, come il sole estivo quando qualche dispettoso nuvolone di passaggio si decide ad attraversare il cielo. À l’abordage prende lo spazio sospeso e fuori dal tempo della vacanza per creare incontri tra mondi distanti: da un lato chi mangia fagioli in scatola, dall’altro chi crea gli invitanti packaging necessari a vendere quelle stesse scatole di fagioli che non mangerà mai. Il film tratta le differenze di classe come sottotesto di tutte le sue vicende, e, anche se non è il tema centrale, il colore della pelle dei due protagonisti non passa inosservato nel contesto privilegiato dei ricchi parigini in vacanza. Alla lotta di classe si sovrappongono gli scontri di mascolinità in conflitto, con i vari “alfa” che cercano di asserire la propria dominanza nei giochi del corteggiamento o scontrandosi in sfide atletiche, fino a scoppiare eventualmente in aggressioni violente, in una danza di fisici perfetti che cercano di sopraffarsi. Ma al di là di zuffe e tensioni, À l’abordage è prima di tutto una commedia spensierata, intessuta di calde sensualità estive, che trasportano lo spettatore in un’esperienza tanto emozionale quanto tattile, tra le seducenti sensazioni di corpi abbracciati nel fiume, coi costumi bagnati e il sole sulla pelle nuda.
Simone Coghi
