Tesnota

Le pendici della catena del Caucaso hanno assistito alla storia di una miriade di culture e popoli diversi. Quest’aspra area montuosa è stata storicamente luogo di sanguinari conflitti, inevitabili in un territorio che ospita una tale diversità culturale, linguistica e religiosa. Una eterogeneità che ha portato in tempi non lontani alle guerre in Cecenia e all’insorgere generale di una volontà di indipendenza dalla Russia, la nazione che più di ogni altra ha interessi e influenza nel Caucaso. Nella complessità di un contesto come quello caucasico, è naturale che sia stimolata la proliferazione di nuclei societari ristretti, in cui il rigido rispetto per le proprie tradizioni domina su tutto il resto e conduce a forme di conservatorismo. È allora lo stesso nucleo familiare a diventare l’ultima roccaforte per tutelare la propria identità culturale. Come osserviamo nel film di Kantemir Balagov Tesnota, lungometraggio d’esordio per il giovane regista russo, allievo di Aleksandr Sokurov. Protagonista del film è Ilana, ventiquattrenne la cui famiglia è parte di una ristretta comunità ebraica di Nal’čik, capitale della Kabardino-Balkaria, una delle repubbliche autonome di Russia collocate nell’area del Caucaso settentrionale.

Ilana conduce una vita semplice. Lavora come meccanico presso l’officina del padre, ma un rapporto conflittuale con la madre, donna rigidamente attaccata alle tradizioni della propria tribù, rivela la forte insofferenza nei confronti del micromondo delle famiglie ebraiche della città. Ma Ilana, con i suoi abiti da maschiaccio e i capelli in disordine, non si lascia sottomettere da questo residuo di matriarcato e sfida il giudizio della comunità attraverso la relazione sentimentale con un “esterno”, un giovane benzinaio di etnia cabarda. Frequentarsi con un cabardo significa per Ilana inscenare quasi una situazione shakespeariana, alla Romeo e Giulietta, in cui avviene l’incontro malvisto tra due diverse fedi: quella ebraica da un lato, quella musulmana dall’altro (l’Islam è la religione più diffusa nella repubblica Kabardino-Balkaria). La chiusura mentale degli ebrei di Nal’čik si dimostra però una forma di difesa rischiosa. Appena David, fratello di Ilana, viene rapito assieme alla sua promessa sposa, la comunità si chiude in se stessa: i termini del riscatto devono essere discussi in una riunione dai membri più importanti di ciascuna famiglia. La situazione mette a nudo tutti i limiti di un nucleo sociale ristretto, che arriva a rinunciare all’intervento della polizia e a chiudere la questione con una coda di donazioni insufficienti. In questa drammatica circostanza, ognuno sembra badare al proprio interesse, persino approfittando del dolore altrui per portare avanti piani personali, come l’offerta di matrimonio con una buona dote che viene proposta a Ilana.

Ma questa ragazza è uno spirito scapigliato, naturalmente portato alla resistenza contro ogni forma di imposizione autoritaria. Se il rispetto della tradizione implica una riduzione di libertà individuale, allora per lei (così come per il regista, possiamo intuire) la strada da intraprendere è un’altra, priva di confini così asfissianti. Il titolo Tesnota nella distribuzione internazionale è stato tradotto come Closeness, termine positivo che indica una vicinanza di affetti. Ma il significato più corretto, da dizionario, corrisponde piuttosto al concetto negativo di “ristrettezza”, “insufficienza di spazio”. Concetto che Balagov suggerisce con una regia che ricerca gli spazi stretti e insiste sui primi piani, spingendo lo sguardo nell’angusta realtà di una regione che stenta a gestire la propria multietnicità. Il suo è un racconto patetico e concreto, in cui fanno breccia anche le immagini del cruento conflitto ceceno.

Il film è stato designato Film della Critica dal Sindacato Nazionale Critici Cinematografici

Cinema Kappadue

16.30 – 19.00 – 21.30

Proiezione

12 dicembre 2019

Regia

Kantemir Balagov

Durata

1h58min

Origine

Russia, 2017 – versione originale sottotitolata in italiano